Nuove prospettive per il paesaggio
di Alberto Clementi - DART, (Department for the Environment, Network and Territory) of the "G. d'Annunzio" University, Chieti-Pescara, Italy

Un contesto che cambia
Organizzare progetti per il paesaggio è un compito che coglie sostanzialmente impreparata la cultura italiana, propensa piuttosto fino ad oggi a difendere il nostro patrimonio con misure di tutela pubblica sostanzialmente incentrate sull'istituto del vincolo. Solo negli ultimi tempi le cose hanno preso a cambiare, sotto l'impulso delle esperienze che provengono dalla Unione Europea,e anche per effetto dei cambiamenti che stanno investendo la organizzazione del nostro Stato e i rapporti tra pubblico e privato nella gestione del patrimonio culturale.
La situazione appare contraddittoria e ancora fluida. Fanno clamore e suscitano allarme alcune recenti iniziative governative che rendono possibile l'alienazione del patrimonio culturale di proprietà dello Stato (Settis, 2002). Ma a fronte di questi sconsiderati provvedimenti che ipotecano beni culturali per favorire gli investimenti per le infrastrutture, e a fronte anche di altre discutibili manovre di privatizzazione della gestione dei musei e della cultura, stanno maturando altre interessanti iniziative, ad opera soprattutto delle Regioni, che sembrano rilanciare positivamente il tema delle nuove politiche per il paesaggio. E' un nuovo contesto che muove dalla Conferenza nazionale del paesaggio di Roma del 1999, dalla Convenzione europea del paesaggio firmata a Firenze nel 2000 e dal conseguente Accordo tra Stato e Regioni in materia di pianificazione del paesaggio voluto dal precedente governo. Questi impegni istituzionali costringono a rimettere in discussione alcuni paradigmi ereditati dalla nostra lunga (e per molti versi dignitosa) tradizione di tutela dei beni culturali, e aprono nuove possibilità per la progettazione del paesaggio.
Complessivamente, si può affermare che ora finalmente si va dilatando l'interesse per tutte le forme del paesaggio, non solo quelle di particolare bellezza che sono protette dai provvedimenti di tutela ancora incentrati sulla legge 1497 del '39. Si inizia inoltre a considerare come un valore il mutamento, evitando soluzioni di arbitrario congelamento delle forme ereditate dalla storia. Infine si scopre l'importanza delle politiche, cioè dell'insieme di azioni, attori e risorse necessarie per preservare, mantenere o riqualificare i paesaggi esistenti. Non più solo vincoli, ma forme di gestione attiva che devono coinvolgere, motivare e responsabilizzare i molteplici soggetti che a vario titolo intervengono nella costruzione del paesaggio.
Questi avanzamenti nella cultura del paesaggio non sono indolori. Si scontrano con resistenze formidabili dovute al permanere di comportamenti amministrativi fortemente conservatori e centralistici, e anche alle nascenti filosofie di devoluzione al settore privato dei compiti di gestione che minacciano di ripercuotersi pesantemente sulle sorti del nostro patrimonio.
In questa congiuntura che vede scontrarsi processi contraddittori dagli esiti ancora incerti, appare comunque opportuno concentrare la nostra ricerca sulle questioni di metodo ancora aperte, ad evitare che le prospettive dell' innovazione si smarriscano tra le opposte tendenze del ritorno all'ordine della nostra tradizione estetico-storicistica e della liberalizzazione che legittima un pluralismo acritico, responsabile di quell'effetto Arlecchino che ha caratterizzato la vicenda dei nostri Piani Paesistici regionali. Con una convinzione di fondo: che le vie dell'innovazione passano oggi per il superamento della artificiosa separatezza che divide i regimi della tutela da quelli della valorizzazione, rinviati oggi a soggetti e pratiche diverse tra loro pur applicandosi agli stessi territori. Invitano piuttosto a pensare in modo integrato paesaggio, territorio, ambiente e società. E - piuttosto che ai provvedimenti amministrativi - si rivolgono al piano e al progetto come fonte di interpretazione dei valori dell'esistente e degli obiettivi di qualità per la sua trasformazione.
E' a questi presupposti che si inspira la ricerca condotta recentemente dalla Società Italiana degli Urbanisti per conto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali al fine di tradurre in termini operativi gli indirizzi contenuti nella Convenzione Europea e nell'Accordo Stato- Regioni. Tenendo conto dei risultati della ricerca appena pubblicati (Clementi, 2002), appare utile richiamare alcuni nodi su cui appare necessario concentrare l'attenzione nell'attuale situazione italiana.


Cosa si intende per paesaggio
Nonostante sia cambiato il contesto di riferimento, permane tuttora - soprattutto all'interno del mondo delle soprintendenze - una concezione sostanzialmente monumentalistica del paesaggio, che tende ad enucleare dal loro contesto quei beni culturali, o porzioni di paesaggio, a cui si applicano i dispositivi della tutela (Gambino, 2002 ). Ma il paesaggio non può essere considerato la risultante della somma dei beni culturali esistenti. E' un patrimonio culturale che coinvolge in modo relazionale tutto il territorio e che chiede strategie di intervento articolate, in grado di assecondare e valorizzare le differenze riconoscibili nei singoli contesti locali.
Muovendo dalla ricerca SIU, possiamo assumere il paesaggio come un patrimonio di risorse identitarie, la cui comprensione richiede una accurata ricostruzione dei processi di accumulazione selettiva che hanno agito nel tempo, e soprattutto una conoscenza approfondita delle incessanti interdipendenze tra quadri ambientali, dinamiche insediative, pratiche di vita delle società locali e valori culturali e simbolici dell'epoca.
E' un patrimomio come noto fatto di differenze e di irriducibili alterità, prima ancora che di figure d'insieme unitarie. Si ipotizza che questa varietà di paesaggi possa essere ricostruita muovendo dalla osservazione dei modi in cui si combinano localmente le risorse identitarie (tanto di carattere storico-culturale, che fisico-naturalistico, che infine sociale e simbolico). Attraverso le specificità delle loro trame relazionali tra cultura, natura e società, i paesaggi locali acquistano quei caratteri e qualità di senso che li rendono riconoscibili per differenza rispetto agli altri paesaggi.
Ciò che rimane problematico - anche in questa prospettiva che mira a liberarsi sia dei falsi scientismi delle analisi sistemiche e delle ecologie del paesaggio, quanto della autoreferenzialità della cultura esperta - è il giusto dosaggio tra le fertili soggettività delle interpretazioni e i valori di "verità del testo" che rinviano alla conoscenza critica delle strutture interne del paesaggio. Insomma, ciò che ancora va elaborato compiutamente è la portata operativa della definizione di paesaggio adottata dalla Convenzione europea: "una parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni".


Strategie di tutela e valorizzazione
Pensare che si possano governare separatamente la tutela e la valorizzazione, magari facendo capo per la prima alla amministrazione dello Stato centrale e per la seconda alle Regioni, oppure ai privati, contraddice il principio di unitarietà del paesaggio affermato in sede comunitaria. Si tende così a generare artificiose separatezze nella gestione, con il rischio di spezzare le reti di relazioni che strutturano dinamicamente il paesaggio, e di produrre imprevedibili effetti di snaturamento del senso di uno stesso territorio.
Tenendo presente questa costatazione, dovremo riconoscere per conseguenza che la graduazione delle tutele non va intesa come traduzione speculare di una concezione gerachizzata dei valori del paesaggio, che induce ad associare deterministicamente (anche per solo decreto) ai paesaggi di maggior valore il grado di protezione più alto, e a quelli senza pregio una trasformabilità incondizionata. La articolazione e l'intensità delle misure di tutela sono piuttosto espressione di una progettualità che combina diversamente azioni di salvaguardia, di sviluppo compatibile e di riqualificazione pianificata in relazione ai diversi profili di identità e di valori patrimoniali riconosciuti come caratterizzanti per i diversi contesti di paesaggio.
Si deve evitare di ripetere l'errore concettuale compiuto con la legge quadro nazionale sulle aree naturali protette, che ha imposto una zonizzazione del territorio modulata sui diversi livelli di protezione richiesti, separando artificiosamente i regimi della tutela dall'insieme delle previsioni di regolazione e gestione delle trasformazioni ammissibili all'interno dei parchi in coerenza con gli obiettivi di qualità perseguiti.
Salvaguardia, gestione sostenibile e riqualificazione pianificata vanno considerati come aspetti strettamente interdipendenti di una strategia globale della tutela e valorizzazione che deve esaltare le qualità specifiche di ogni paesaggio e le sue differenze con tutti gli altri, consentendo di realizzarne le possibilità evolutive giudicate compatibili con gli obiettivi di qualità prefigurati . Questa impostazione è del resto coerente con la posizione recentemente assunta dalla CEMAT, Conferenza dei ministri europei del territorio, con i principi direttori per lo sviluppo sostenibile sottoscritti ad Hannover che impegnano a promuovere politiche integrate localmente al fine di tutelare i paesaggi culturali, applicando simultaneamente sullo stesso territorio le strategie di protezione, gestione e riqualificazione del paesaggio (landscape protection, management, planning).
Da questo punto di vista va interpretata correttamente l'ambigua definizione delle strategie riportata dall' Accordo Stato Regioni, laddove si chiede che "in funzione dei livelli di valore riconosciuti sono attribuiti a ciascun ambito territoriale corrispondenti obiettivi di qualità paesaggistica".

Il progetto per il paesaggio.
Come si è riconosciuto in occasione della Conferenza nazionale del Paesaggio , anche la conservazione - non diversamente dalla valorizzazione - si esercita attraverso il progetto (MBAC, 2000). Ben sapendo peraltro che non c'è e non può esserci un progetto di paesaggio. Piuttosto, si può dare un progetto per il paesaggio, poiché agire sul paesaggio vuol dire intervenire all'interno dei molteplici processi di progettazione del territorio che coinvolgono una grande quantità di soggetti, competenze ed esperienze, tutte altrettanto legittime e abilitate a modificare gli spazi esistenti. Alla progettazione del paesaggio contribuisce ogni attore della modificazione, a qualsiasi scala essa sia. E la progettazione del paesaggio non ha un termine (Macchi Cassia, 2002).
E' possibile che la molteplicità eterogenea dei soggetti che agiscono a vario titolo sul paesaggio, combinata con la dispersione dei poteri amministrativi, dia comunque luogo alla ricomposizione armoniosa di una nuova totalità contestuale o alla conservazione di quella esistente? E' proprio questo lo spazio del progetto, che deve riuscire a orientare il prodotto involontario di una moltitudine di attività individuali verso obiettivi di qualità condivisi.
Il principale obiettivo del progetto sarà il mantenimento della efficienza degli ecosistemi e la conservazione di una immagine rappresentativa del paesaggio (Caravaggi, 2002). Possiamo assumere la rappresentatività dell'immagine trae il proprio fondamento nella corretta restituzione di valori storici dove possibile; oppure nella sostenibilità delle trasformazioni quando necessarie; infine nella ricreazione di nuovi paesaggi laddove si sono completamente perduti i valori originari.
Ma come conciliare queste assunzioni con gli "obiettivi di qualità" definiti dall'art. 4 dell'Accordo Stato-Regioni per i territori della salvaguardia? Ricordiamo che questi, una volta individuati i valori da mantenere sulla base della interpretazione del grado di rilevanza e integrità delle qualità dei paesaggi da tutelare, riguardano in particolare ( Baldi, 2002) :
a. il mantenimento delle caratteristiche, dei valori costitutivi e delle morfologie, tenendo conto anche delle tipologie architettoniche, nonché delle tecniche e dei materiali costruttivi tradizionali;
b. la previsione di linee di sviluppo compatibili con i diversi livelli di valori riconosciuti, e tali da non diminuire il pregio paesistico del territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia delle aree agricole;
c. la riqualificazione delle parti compromesse o degradate per il recupero dei valori preesistenti, ovvero per la creazione di nuovi valori paesistici coerenti ed integrati.
Si tratta di una formulazione che cerca di adattare all'esperienza italiana le strategie del landscape protection, landscape management, landscape planning definite dalla Convenzione europea. C'è da riflettere bene su queste disposizioni che come abbiamo detto riflettono evidenti compromessi in seno alla commissione che li ha prodotti. Ma alla fine, è di loro che si dovrà comunque tenere conto nel mettere mano ai progetti e ai piani per il paesaggio almeno per le aree su cui sono vigenti gli istituti della tutela.
In definitiva : come interpretare gli obiettivi di qualità ai quali dovrebbero ispirarsi i progetti per il paesaggio? Come soprattutto dare un contenuto chiaro al grado di rilevanza e integrità che definisce il valore del paesaggio? Su questi temi, che pure sono stati al centro della ricerca SIU per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali c'è ancora molto da lavorare. Servono soprattutto occasioni per sperimentare i nessi tra obiettivi di qualità e progetti, in una prospettiva che potrebbe condurre alla proposta di una legge italiana e forse anche europea per la qualità dell'architettura e dell'urbanistica.


Riferimenti Bibliografici
Salvatore Settis, Italia S.p.A., L'assalto al patrimonio culturale, Einaudi, Torino, 2002
Alberto Clementi, Interpretazioni di paesaggio, Meltemi, Roma, 2002
Roberto Gambino, Maniere d'intendere il paesaggio, in Alberto Clementi, op.cit.
Cesare Macchi Cassia, Progettare per il paesaggio, in Alberto Clementi, op.cit.
Lucina Caravaggi, Paesaggi di paesaggi, Meltemi, Roma, 2002
Pio Baldi, Paesaggio e ambiente. Rapporto 2000, MBAC-Gangemi, Roma, 2002

Di recente pubblicazione:
Interpretazioni di paesaggio
a cura di Alberto Clementi
Recensione di Patrizia Gabellini
 

Immagini
Camerino (Italia), paesaggi.