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Intervista a Kathy Madden, vice presidente di PPS (Project
for Public Spaces)
di Lorenzo Venturini e Ilaria Salvadori
Kathy Madden è un'esperta nel campo della
costruzione di spazi pubblici, della progettazione e della vivibilità
urbana. Direttrice dell'Istituto Urban Parks di PPS (Project
for Public Spaces), è un'esperta riconosciuta in materia di
parchi, piazze e spazi aperti.
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Kathy Madden e Lorenzo Venturini nella sede di PPS
Quali sono stati i principali temi di "Great Parks/Great Cities"
e quali le aspettative di PPS?
La conferenza ha affrontato i temi della conservazione, della riscoperta
e dello sviluppo degli spazi pubblici: i luoghi dove i cittadini passano
il loro tempo, luoghi che stiamo progressivamente perdendo. Negli ultimi
cinquant'anni questo processo è stato accentuato anche se i cittadini
americani non si sono accorti dell'importanza del fenomeno. I parchi sono
i "gioielli" degli spazi pubblici, assieme alle piazze, agli
angoli delle strade, ai mercati, ad ogni spazio dove la gente si raduna.
Penso che il convegno abbia fornito l'occasione per riflettere su questi
argomenti; la tesi proposta è che parchi e spazi pubblici di qualità
sono fondamentali per rendere le città più vivibili. Il
secondo scopo del convegno era far incontrare persone provenienti da tutto
il mondo e con esperienze diverse, non solo professionisti, ma chiunque
a vario titolo partecipa ad esperienze di costruzione dei parchi e degli
spazi pubblici. Inoltre, abbiamo incoraggiato i partecipanti alla diffusione
delle esperienze, ognuno nella propria città.
Un tema molto importante affrontato dalla conferenza è la partnership
tra pubblico e privato, una nuova tendenza nella gestione dei parchi negli
USA.
Dobbiamo ampliare la generica definizione di parco o di spazio pubblico:
ci sono piccole piazze e parchi di quartiere, che dovrebbero essere luoghi
di incontro, c'è un parco interno e uno esterno, e i margini sono
importanti come l'interno. Un parco non è un mero oggetto fisico
nello spazio, ma un luogo connesso al suo ambiente. Dobbiamo pensare a
spazi flessibili che possono cambiare forme e usi. Per ottenere questa
flessibilità, i parchi devono essere gestiti mentre normalmente
sono solo mantenuti. Dobbiamo perciò sviluppare un sistema di gestione
per gli spazi pubblici, una gestione pubblica più efficace e propositiva.
A New York abbiamo questo sistema, ma altrove può e deve essere
sviluppato. Dobbiamo creare spazi fruibili dai bambini e dagli anziani,
dagli adolescenti, e focalizzare sugli utenti i tipi di attività
da sviluppare. Un buon progetto dovrebbe recepire queste indicazioni e
creare o rafforzare l'identità delle città o dei quartieri.
Ad esempio, cosa sarebbe New York senza Central Park, o Brooklyn senza
Prospect Park o il Cimitero di Green Wood? I parchi sono anche luoghi
spirituali, spazi di aggregazione sociale: ad esempio, dopo l'11 settembre
tutti si sono radunati a Union Square, a Prospect Park o a Central Park,
nei luoghi pubblici.
Così il quartiere si fa avanti: tutti, dai gruppi di amici di un
parco particolare, ad organizzazioni sofisticate come la Central Park
Conservancy, la Prospect Park Alliance, o la Bryant Park Association,
possono contribuire. Sono enti privati che dispongono di fondi e di gruppi
di volontari. Ad esempio, Philadelphia Green è un gruppo molto
innovativo; è uno dei più antichi esempi di partnership
tra pubblico e privato negli USA.
Più in generale è interessante che questi gruppi lavorano
spesso nelle aree più povere, puliscono, lavorano con gli abitanti
per piantare alberi, hanno programmi educativi, hanno anche meccanismi
per raccogliere fondi, come ad esempio a Philadelphia mostre floreali
annuali. Questo aspetto non è molto sviluppato in Europa, mi sembra.
Sì, non crediamo che l'aspetto gestionale sia sviluppato come
in USA. Infatti, abbiamo trovato interessante l'enfasi che avete posto
proprio sull'aspetto del management, molto più che sulla progettazione.
Abbiamo parlato della progettazione in riferimento agli esempi storici
più importanti. Avremmo voluto sviluppare di più l'argomento,
ma è difficile trovare progettisti che guardano al design in funzione
della fruizione pubblica. La questione è: come progettare l'ingresso
di un parco che sia desiderabile, come progettare un percorso che inviti
a camminarvi, o dove sistemare panchine che invitino a sostare ma rimangano
luoghi sicuri? Chi comprende il design storico può trarre insegnamento
anche per gli elementi fondamentali per un buon parco.
A suo parere, in che termini è possibile parlare di benefici
sociali dei parchi? È possibile quantificarli?
Sì, è possibile, e lo abbiamo fatto per molti anni, attraverso
interviste e sopralluoghi: abbiamo chiesto alle persone come utilizzavano
i parchi. Ci sono tecniche specifiche; ponendo domande mirate è
possibile valutare i benefici sociali. In termini di qualità, si
tratta di spazi dove possiamo sentirci connessi con la nostra comunità,
possiamo sentire che questa è più vivibile. Penso che New
York abbia buoni parchi di quartiere che ne accrescono la vivibilità.
Cosa può aggiungere a riguardo dell'aspetto economico?
Penso che questo problema fosse più rilevante in passato, quando
molte persone non volevano vivere vicino ai parchi perché questi
erano ritenuti pericolosi, con una diminuzione anche del valore delle
abitazioni. Ma ora che le comunità sono così coinvolte nella
vita dei parchi, gli abitanti si accorgono che questi aumentano il valore
della loro proprietà. Per esempio, si trovano annunci del tipo:"localizzato
vicino ad una via verde, al lavoro in bicicletta!" Oggi è
considerato un vantaggio.
Abbiamo parlato degli strumenti e dei processi che consentono di realizzare
spazi pubblici di qualità. Che cosa può dirci a proposito
dei soggetti, degli attori che operano in questo campo?
Penso che gli attori principali siano le persone della comunità,
che lavorano e vivono vicino ai parchi. Perciò dovremmo sforzarci
di comprendere il loro punto di vista e dare loro più potere. Credo
che la cosa più importante sia contribuire a sviluppare nella comunità
il senso di appartenenza verso il luogo. Il governo dovrebbe rispondere
"sì" agli sforzi della gente invece di dire "no,
non ci occupiamo di fiori, o ci vuole troppo tempo, o non abbiamo soldi".
Una riflessione conclusiva: cosa suggerirebbe per creare anche in
Europa spazi pubblici più fruibili?
Credo che questo processo sia molto importante: infatti, uno dei migliori
esempi di parchi di questo tipo si trova nella parte occidentale di Barcellona.
È chiamato "Val del Paradis" ed era una discarica. Il
rettore del Dipartimento per i Parchi ha trovato giovani volontari che
si sono occupati della pulizia e della cura dell'acqua. Infatti c'era
un torrente che è stato trasformato in una grande piscina, riscaldata
con energia solare. E in inverno si tengono lezioni di kayak. Inoltre
è stata aperta una struttura pubblica, con un ristorante e un centro
congressi. Il parco è anche facilmente raggiungibile con servizi
di trasporto pubblico. Questo è un buon esempio di come dovrebbe
essere un parco.
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