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Helen Woolley
Urban Open Spaces
Spon Press, London, 2003
pp. 212, illustrazioni colore - bianco e nero
219x276 mm, £ 42.00
ISBN: 0419256903
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Contenuti
vii Foreword
ix Preface
xi Acknowledgements
Introduction
1 Urban living
2 What is open space?
3 Urban open spaces
SECTION ONE:
The Benefits and Opportunities of Open Spaces
7 Introduction
Chapter I: Social benefits and opportunities
9 Introduction
10 Children's play
15 Passive recreation
17 Active recreation
19 Active recreation - reduction of incivilities and crime
20 Community focus
22 Cultural focus
23 Open spaces as educational resources
25 Summary
Chapter 2: Health benefits and opportunities
27 Introduction
28 Contribution to physical health - opportunities for exercise
29 The contribution to mental health - restorative effects of nature
31 Wildlife - an experience for people of near nature
33 Aesthetic appreciation
35 Summary
Chapter 3: Environmental benefits and opportunities
36 Introduction
37 Urban climate and environment
39 Amelioration of urban climate and environment
42 Wildlife - opportunities for habitats and human experience
44 Summary
Chapter 4: Economic benefits and opportunities
45 Introduction
45 Impact on property values
48 Employment opportunities
51 Crop production
53 Tourism
53 Summary
SECTION TWO:
Urban Open Spaces - Spaces for All
55 Introduction: open space typologies
55 Spaces for all
Chapter 5: Domestic urban open spaces
57 Introduction
58 Housing
60 Private gardens
62 Community gardens
63 Allotments
Chapter 6: Neighbourhood urban open spaces
66 Introduction
67 Parks
72 Playgrounds
74 Playing fields and sports grounds
76 School playgrounds
78 Streets
82 City farms
83 Incidental spaces and natural green space
Chapter 7: Civic urban open spaces
84 Introduction
87 Commercial
91 Health and education
97 Transport
101 Recreational
Chapter 8: A new deal for urban open spaces?
110 Quality of life - the challenge for sustainable cities
111 Tools and methods for the way forward
SECTION THREE:
Urban Open Spaces - Case Studies
115 Introduction
Neighbourhood and recreational urban open spaces
116 Sherwood, Longsands and Cottam, Preston, Lancashire
119 Northwestern Gardens, Llandudno
123 Stormont Estate Playpark, Belfast, Northern Ireland
127 Redgates School Sensory Garden for Children with Special Educational
Needs, Croydon
131 Spring Gardens, Buxton, Derbyshire
134 Stockley GoJf Course, London
Civic urban open spaces
138 Victoria Square, Birmingham
142 The Peace Gardens, Sheffield
146 Edinburgh Park, Edinburgh
150 Mold Community Hospital
153 Heriot-Watt University Riccarton Campus, Edinburgh
157 Curzon Street Courtyard, London
161 Marie Curie “Garden of Hope”, Finchley London
165 Dockside Regeneration at Chatham Maritime
169 Black Country Route Sculptures
173 Victoria Quays, Sheffield Canal Basin
177 References
189 Index
Recensione
di Andrea Di Giovanni
“Urban Open Spaces” è la locuzione con la quale
l’autrice indica lo spazio aperto di uso pubblico, ma la traduzione
del termine inglese pone qualche problema. Essa conserva una dimensione
evocativa e problematica che alimenta costantemente la riflessione
dell’autrice e contribuisce a strutturare il pensiero portante
del libro, secondo il quale il design ed il management dello spazio
pubblico non sono direttamente influenti rispetto ai comportamenti
delle persone. La rilevanza dei progetti di configurazione spaziale
e di gestione dello spazio pubblico urbano risiede piuttosto nella
possibilità di creare condizioni favorevoli all’affermazione
di pratiche d’uso diverse. Probabilmente questo convincimento
dell’autrice, poco evidente ma ricorrente nel libro, ne rappresenta
in maniera sintetica ed efficace il posizionamento rispetto al campo
tematico affrontato.
Un modo quindi di considerare lo spazio pubblico urbano che, partendo
dal riconoscimento di aspirazioni diffuse ed esigenze ricorrenti
nella società odierna, suggerisce soluzioni progettuali e
gestionali con la consapevolezza che nessuna di queste – da
sola o insieme – sarà in grado in alcun modo di determinare
il risultato finale atteso. Piuttosto, il progetto dello spazio
fisico e le politiche per la rivitalizzazione dello spazio pubblico
urbano potranno favorire l’affermazione di pratiche d’uso
diverse e molteplici (non del tutto predeterminabili) in un ambiente
adeguato al loro svolgimento.
L’idea che alimenta il libro di Helen Woolley è dunque
quella di uno spazio pubblico aperto, disponibile ad accogliere
una molteplicità di usi e significati possibili, comunque
legittimi rispetto agli assetti configurati da progetti e politiche
di sviluppo dello spazio collettivo urbano. Dunque un’idea
fertile di “urban open spaces” in ragione della sua
disponibilità ad accogliere la formazione di paesaggi fisici
e sociali che, in maniera solo in parte controllabile dal punto
di vista progettuale, possono derivare dalla interazione fra i luoghi
e la società che li abita. Il libro propone implicitamente
una dimensione progettuale problematica e consapevole dei limiti,
ma anche delle possibilità e responsabilità del progetto
nel configurare spazialmente e funzionalmente gli scenari auspicabili
di una interazione proficua fra l’uomo (nella sua dimensione
singolare e collettiva) e l’ambiente urbano nel quale vive.
L’autrice suggerisce la rilevanza e l’attualità
del tema che affronta formulando alcune considerazioni sulle difficoltà
del vivere che derivano dal passaggio dalla società e dagli
insediamenti rurali alle situazioni insediative e agli stili di
vita odierni che penalizzano la vita in pubblico e la cura dello
spazio collettivo. Helen Woolley afferma in sintesi che si è
persa la capacità di riconoscere ed attribuire valore allo
spazio pubblico urbano.
Ma proprio rispetto alle condizioni abitative odierne (imputabili
alle caratteristiche degli insediamenti e agli stili di vita che
ne conseguono) lo spazio pubblico urbano assume un peso crescente
nella domanda sociale.
Probabilmente però allo spazio pubblico viene attribuita
oggi una importanza generica ed un po’ sfocata rispetto ai
contenuti reali delle pratiche individuali e collettive. Appare
spesso evidente lo scarto fra una domanda vaga di spazio pubblico
espressa dalla società contemporanea (sebbene con declinazioni
diverse nei diversi contesti) e la rilevanza attribuita nei fatti
allo spazio pubblico urbano dalle pratiche d’uso. Sembra che
nelle richieste della società, come anche nei programmi,
nelle politiche e nei progetti, lo spazio pubblico urbano assuma
una rilevanza prevalentemente retorica; espressione, forse, di una
generica aspirazione alla qualità che stenta a tradursi concretamente
in pratiche d’uso e cura degli spazi della vita in pubblico.
Il libro di Helen Woolley sembra utile da questo punto di vista
per “trattare progettualmente” questa aspirazione alla
qualità precisando la diversa rilevanza di fattori pertinenti
(rispetto alla percezione di qualità di un luogo e del modo
in cui esso può essere abitato) nei singoli contesti. Gli
aspetti funzionali e generalmente di benessere psico-fisico sono,
secondo l’autrice, quelli che determinano prioritariamente
un livello accettabile di soddisfazione nei confronti dello spazio
pubblico e di ciò che in esso è possibile fare.
Secondariamente, invece, sono i processi cognitivi e le qualità
estetiche a determinare l’apprezzamento nei confronti di un
luogo. Se questa ipotesi (non ulteriormente sviluppata nel libro)
fosse confermata, potrebbe essere utile per orientare consapevolmente
le azioni sullo spazio pubblico previste dalle politiche e dai progetti
rispetto ai caratteri del contesto fisico e sociale, ma anche per
programmarne temporalmente la trasformazione rispetto al soddisfacimento
di requisiti diversamente urgenti.
“Urban Open Spaces” cerca di esplicitare i riflessi
possibili della auspicata qualità rispetto al design e al
management dello spazio pubblico urbano, e per fare ciò individua
alcune fondamentali opportunità offerte alla vita urbana
dalla presenza di spazi pubblici rispetto alla sfera personale e
familiare, al sistema relazioni sociali a livello di vicinato, nonché
alle dinamiche più articolate della vita civile.
Questa è la struttura argomentativa fondamentale attraverso
la quale l’autrice sostiene ripetutamente l’imprescindibile
necessità dello spazio pubblico per le società urbane.
Il libro è organizzato in tre sezioni.
Nella prima l’autrice illustra “The Benefits and Opportunities
of Urban Open Spaces” provando ad elencare la varietà
delle ragioni per le quali la presenza e la cura degli spazi pubblici
risultano importanti per la vita quotidiana di diversi gruppi sociali:
i diversi vantaggi (sociali, per la salute, ambientali ed economici)
sono delineati senza tuttavia dedicare loro l’approfondimento
che solo una lettura specialistica potrebbe sostenere. Da questo
punto di vista, tuttavia, una bibliografia strutturata rappresenterebbe
un utile complemento al testo che si presenta parzialmente incompleto
dal punto di vista delle fonti e dei rinvii alla letteratura di
approfondimento.
Nella seconda sezione la letteratura sullo spazio pubblico urbano
diviene invece oggetto di una critica che ne investe i modi consueti
attraverso i quali individua ruoli, gerarchie e funzioni dei diversi
“tipi” di spazi rispetto alla destinazione d’uso
e alla tipologia. Mentre la logica ed i processi urbanistici individuano
piazze, strade, giardini, parchi, ecc. quali categorie dello spazio
pubblico “operabili” (per la ricerca ed il progetto),
l’autrice (coerentemente con l’impostazione generale
del libro) propone invece di assumere il punto di vista del cittadino
che utilizza lo spazio pubblico: in questo modo la variabile principale
diventa il tempo, la durata e la frequenza che caratterizzano l’uso
di un certo spazio rispetto a diversi cicli e temporalità.
Sono soprattutto il giorno e l’esistenza i riferimenti temporali
che suggeriscono di considerare spazi pubblici “domestici”,
“di vicinato” ed “urbani” in relazione alla
possibilità di accedere a ciascuno di questi in diversi momenti
della vita e della giornata.
Questa stessa interpretazione dello spazio pubblico urbano costituisce
il riferimento rispetto al quale si organizza l’esposizione
dei sedici casi studio dell’ultima sezione del libro, distinti
fra “neighbourhood” e “civic” urban open
spaces. Per ognuno di essi vengono individuati gli scopi del progetto,
il ruolo dei progettisti, i vincoli e le condizioni del progetto,
le opportunità, gli aspetti del design, i livelli di partnership
e di partecipazione, nonché il profilo degli utenti caratteristici.
Il tema e le interessanti riflessioni che l’autrice suggerisce
al lettore fanno di Urban Open Spaces un libro rivolto ad un pubblico
vasto, che si avvicina ai temi del design del management dello spazio
pubblico urbano senza avere la necessità di approfondire
aspetti di ricerca e di progettazione che richiederebbero l’integrazione
del libro con apparati bibliografici o di illustrazione grafica
dei progetti che nel libro sono invece estremamente contratti.


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