Scenari per l'Europa delle città
di Elio Piroddi, Laura Brunori, Carlo Di Berardino
Franco Angeli editore, 2002
240 pp, € 17,50
Web: http://www.francoangeli.it/


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Recensione
di Patrizia Gabellini

Di questo libro, scritto da Elio Piroddi, Laura Brunori e Carlo Di Berardino, mi sembrano interessanti tre aspetti: la struttura, la categoria mobiliata -scenario, il quadro che le conclusioni consentono di delineare. Tutti e tre insieme ne fanno un testo coraggioso e certamente utile.

La struttura. Prodotto di una ricerca condotta nell'ambito del Progetto strategico "I futuri della città. Conoscenze di sfondo e scenari", il libro doveva trovare una formula consona, da un lato, all'esigenza di restituire il proprio apparato conoscitivo, dall'altro, alla volontà di comunicare i risultati in maniera sintetica. Le due parti che compongono il libro si dividono il compito: nella prima i saggi di Laura Brunori, su demografia telematica ambiente, e quelli di Carlo Di Berardino, su economia e trasporti, danno conto delle indagini condotte su "i campi di forze da cui si attendono le maggiori spinte al cambiamento"; nella seconda parte il saggio di Elio Piroddi estrae e mette insieme gli aspetti rilevanti perché pertinenti con l'obiettivo che ha motivato e sostenuto il lavoro, ovvero la costruzione di una ragionevole "visione del futuro". Il quadro sinottico che correda questa seconda parte, articolato nelle voci: "fattori del cambiamento" (fecondità, invecchiamento e immigrazione; mondializzazione, ricerca e innovazione, turismo e tempo libero; flussi di merci, flussi di persone, innovazione di sistema per i trasporti; telelavoro e teleservizi; consumi di energia, inquinamento e rifiuti), "scenari alternativi" (negativi, positivi, onnivalenti), "effetti sulla città", induce il lettore a centrare ulteriormente l'attenzione e lo prepara alle conclusioni.
Così concepita, la struttura del libro rispecchia una chiara sequenza logica e, nel contempo, restituisce in maniera esplicita un processo di riduzione del campo di letture e interpretazioni possibili dei fenomeni esaminati per raccogliere alcune delle principali domande di coloro che progettano e trasformano il territorio. "Per ciascuna variabile vengono riepilogati i risultati delle analisi e, attraverso la combinazione dei diversi fattori, vengono fatte delle congetture e descritti gli scenari; prima in una versione di sfondo (non territorializzata) e poi nelle presumibili conseguenze sul territorio e sulle città … l'ipotesi di metodo adottata è la radicalizzazione dei fenomeni: ne sono derivati … scenari alternativi"(p.12).
Elio Piroddi avverte che si tratta di una "grande approssimazione", che esistono elementi imponderabili e relazioni di interdipendenza tra le variabili, ma non rinuncia a mettere in tensione le risorse conoscitive per sostenere l'azione futura, senza soccombere per la "sovrabbondanza" di informazioni. "Ciò … che numerose ricerche degli ultimi anni ci mostrano, … è che molti fenomeni, che in passato avevamo isolato tra loro e rinchiuso entro gli steccati di sempre più specifiche aree di ricerca e discipline, sono fondamentalmente sovra-determinati. Tra questi le trasformazioni della città e del territorio … Esito di un numero di cause sovrabbondante rispetto a quelle necessarie e tra le quali diviene difficile stabilire ordini di importanza e di priorità … Se in un campo sovra-determinato di fenomeni, quale è appunto quello delle trasformazioni urbane, si isolano alcuni aspetti e ci si interroga su cosa succederebbe se questi fenomeni giungessero alle loro estreme o probabili conseguenze, si ottengono immagini del futuro, scenari appunto, tra loro almeno parzialmente incompatibili ed è proprio questo loro parziale antagonismo che li rende interessanti … Non vi è alcuna procedura deduttiva che possa portare nelle società contemporanee alla costruzione di una coerente politica della città e del territorio, per quanto forti ne siano i punti di partenza. L'unico terreno concretamente praticabile è quello della scelta tra immagini antagoniste" (B. Secchi, Scenari, http://www.planum.net/topics/secchi-diario.html).

La categoria. E' il conflitto, dunque, che rende importante il ricorso a questo procedimento, il quale comporta un cambiamento profondo nel modo di concepire conoscenza e progetto e le relazioni che tra questi sussistono, Costruire scenari risponde alle esigenze previsionali, inestirpabili dal lavoro dell'urbanista, ma toglie loro peretorietà (punto di partenza è l'incertezza) e unilateralità (presuppongono il concorso di molteplici punti di vista).
La puntualizzazione di Secchi, nel testo citato, a proposito del carattere polisemico del termine, aiuta ad approfondire le intenzioni di questo libro. Scenario è parola usata in ambienti diversi e può assumere significati differenti, non necessariamente escludentesi l'un l'altro: scenario come "punto di fuga dal presente", dunque come evasione da una situazione che non si condivide; scenario come "rappresentazione di trends in atto" o visione allusiva delle domande e dei desideri che percorrono una società; scenario come "percorso argomentato e suggerito"; scenario come "tentativo di indagare che cosa succederebbe se…".
In questo libro la parola viene usata per indicare una visione del futuro: "Lo scenario per noi, non è … un quadro previsionale e programmatico ma un'ipotesi argomentata. E' basato anche su dati quantitativi, ma non costituisce né una proiezione né una previsione univoca, del tipo … "limiti dello sviluppo" o simili. Tuttavia la sua costruzione è pur sempre fondata su una metodica sistemica: l'Europa delle città è considerato un sistema, il cui assetto cambia per effetto di alcune variabili; dall'analisi del loro andamento o comportamento derivano le ipotesi di scenario". Il lavoro non si propone altra finalità che non sia "quella di capire i sensi (intesi come direzioni di marcia e come significati) del cambiamento" (pp.11-12).

Il quadro. Evidentemente le conclusioni sono articolate, ma mi sembra valga la pena sottolineare alcuni elementi degli scenari detti "onnivalenti" e alcuni dei più aperti e problematici sui quali dovrà convergere l'attenzione di chi opera sul territorio.
Il calo demografico dell'Europa, oscillante tra pochi milioni di abitanti a circa venti milioni, viene dato come altamente probabile, potendo invertire il trend solo un sensibile aumento della fecondità associato con massicce immigrazioni, fenomeni non presenti all'orizzonte. Questo andamento demografico lascia presagire, da un lato, il collasso delle aree marginali, dall'altro, per effetto dell'invecchiamento e della riduzione dei nuclei familiari, una progressiva crisi del modello residenziale isolato. La propensione per insediamenti più grandi e compatti, associandosi alla insostenibilità della città diffusa, sembrerebbe delineare un'importante inversione di tendenza con effetti sul patrimonio edilizio esistente. La diminuzione della popolazione e la spinta verso la riagglomerazione, infatti, concorrerebbero nell'abbandono di quote consistenti del patrimonio edilizio, senza risparmiare le città compatte. Le conseguenti demolizioni potrebbero avere ripercussioni negative sul piano economico e, però, offrire anche opportunità di riqualificazione delle città e dei territori: una tendenza trasversale e onnivalente, dunque, aprirebbe per la pianificazione prospettive contraddittorie.
I processi immigratori, a prescindere dalla loro entità, provocheranno conflitti per le diverse pratiche d'uso, differenze nei valori di immobili e suoli per il prodursi di sacche di degrado e ghetti, necessità di investimenti pubblici per mantenere livelli di abitabilità accettabili. Altre prospettive problematiche: una domanda crescente di spesa sociale a fronte di una diminuzione delle entrate fiscali.
Sulle città e sui territori europei si misureranno gli effetti di un turismo che "a meno di forti turbolenze planetarie" continuerà a crescere, premendo sull'uso delle risorse ambientali e del patrimonio storico e culturale. Un'ulteriore sfida, trattandosi di una delle principali attività economiche europee, ma generatrice di mobilità e consumi a rischio, soprattutto per le aree economicamente deboli.
La mobilità delle persone e delle merci (sostenuta dall'aumento del tempo libero e del turismo, dall'ubiquità di residenze e imprese per effetto della telematica; ridimensionata solo qualora si verifichi una sensibile diminuzione della popolazione e del reddito pro-capite), manterrà in primo piano la questione della sostenibilità del trasporto individuale su gomma e dello stoccaggio (di merci e auto), quindi la necessità di ampliare e qualificare l'offerta di modi di trasporto alternativi, con importanti investimenti infrastrutturali.
Gli scenari delineati considerando i fattori di cambiamento legati a demografia, economia, trasporti e telematica, hanno effetti che si condensano sull'ambiente. L'andamento dei consumi coi relativi sprechi e della mobilità con tassi di inquinamento crescenti, l'entità delle risorse pubbliche e private necessarie per riparare i guasti e promuovere la produzione di fonti energetiche alternative, il ridursi del presidio umano anche per effetto dello spopolamento e della riagglomerazione mettono al centro la questione ambientale, per la quale si confrontano uno scenario di "disastri ambientali" con uno di "riconciliazione con la natura".
Processi a macchia di leopardo, differenze e conflitti sembrano confermarsi come scenario degli scenari: "E' verosimile che il futuro delle città europee segua un percorso, magari tortuoso, compreso nella banda di oscillazione tra gli scenari da noi prospettati. E' però praticamente certo che esse andranno incontro a diversi e complessi cicli di metabolizzazione di una serie di fenomeni già avvenuti (la grande crescita) o in corso (flussi migratori, innovazioni tecniche) e sembra altamente probabile che questi cicli provocheranno scompensi e turbolenze … Il futuro della città europea sarà in realtà un mosaico di futuri molto diversi. Non solo tra regione e regione e tra città e città, ma anche, e forse di più, tra zona e zona della stessa città" (pp.222-223).


Sommario

Elio Piroddi, Introduzione

Parte I. Le variabili strategiche


Laura Brunori, Demografia
(Quadro demografico mondiale; Fecondità; Invecchiamento; Immigrazione; Il declino della popolazione in Europa)
Carlo Di Berardino, Economia
(Mondializzazione; Ricerca e innovazione; Turismo e tempo libero)
Carlo Di Berardino , Trasporti
(L'evoluzione delle reti di trasporto nell'Unione Europea; Flussi di merci; Flussi di persone; Innovazione di sistema)
Laura Brunori, Telematica
(Lo sviluppo della rete; Telelavoro; Teleservizi)
Laura Brunori, Ambiente
(Consumi di energia; Inquinamento; Rifiuti)

Parte II. Elio Piroddi , Gli scenari
Demografia
(Fecondità; Invecchiamento; Immigrazione; Scenario declino demografico ; Scenario tenuta demografica )
Economia
(Mondializzazione; Ricerca e innovazione; Turismo e tempo libero; Scenario declino economico ; Scenario tenuta economica )
Trasporti
(Flussi di merci; Flussi di persone; Innovazione di sistema; Scenario onnivalente le alternative alla gomma ; Scenario il trasporto individuale ; Scenario il trasporto collettivo ; Scenario squilibrio delle reti veloci ; Scenario policentrismo equilibrato )
Telematica
(Telelavoro; Teleservizi; Scenario onnivalente diffusione della rete ; Scenario il mondo virtuale ; Scenario il mondo reale )
Ambiente
(Consumi di energia; Inquinamento; Rifiuti; Scenario disastri ambientali ; Scenario riconciliazione con la natura )
Elio Piroddi, Quadro sinottico degli scenari

Elio Piroddi, Conclusioni.