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S.C. Bourassa, Y.- H. Hong (editors)
Leasing public land. Policy debates and international experiences
Lincoln Institute of Land Policy,
Cambridge (MA) 2002.
Paperback: 320 pages, $20.00
ISBN: 1558441557
Informazioni per l'acquisto
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Recensione
di Luca Gaeta
La varietà dei contenuti sottesi da un titolo schietto come
"leasing public land" non si coglie immediatamente. Conviene
prendere in considerazione ciascuno dei termini che compongono il
titolo e domandarsi, ad esempio: quali modalità di cessione
dei diritti d'uso? Da parte di quali attori pubblici e per quali
scopi? Di quali beni fondiari e in quale misura? La combinazione
delle possibili risposte ai tre quesiti suggerisce di per sé
la complessità analitica di una politica fondiaria che i
curatori del volume invitano a studiare con attenzione, senza illusorie
semplificazioni.
Lo studio di caso, con moderati intenti comparativi, è il
metodo prescelto per valutare opportunità e condizioni di
fattibilità del public leasehold. I dieci casi raccolti nel
volume sono generalmente riferiti a contesti nazionali, con alcuni
approfondimenti di livello urbano, e sono suddivisi tra esperienze
consolidate (Australia, Olanda, Svezia, Israele, Hong Kong) ed esperienze
recenti o in via di definizione (Ucraina, Louisiana, Cina, Polonia).
L'affitto a lungo termine del suolo di proprietà pubblica
è una pratica più diffusa di quanto l'individualismo
proprietario dei nostri tempi non lasci immaginare. Introdotto in
epoche diverse in molti paesi europei, soprattutto nordici, il public
leasehold è soprattutto noto tra gli urbanisti come misura
di contenimento dell'incidenza della rendita fondiaria nel costo
delle abitazioni. Si tratta tuttavia di una politica flessibile,
che si presta a finalità differenti e talvolta (come alcuni
dei casi dimostrano) contraddittorie.
Con la messa all'asta dei diritti di sfruttamento del suolo (interamente
di proprietà pubblica sin dalle origini coloniali) il governo
di Hong Kong persegue obiettivi di finanza pubblica. Se da un lato
esso ha dunque interesse a contenere l'offerta per non inflazionare
i valori immobiliari, dall'altro si trova nella necessità
di provvedere un'offerta compatibile con la domanda residenziale
dei ceti meno abbienti. In Olanda le maggiori municipalità,
dotate di un ampio demanio, hanno utilizzato il contratto di affitto
come strumento addizionale di pianificazione, prevedendo cioè
per l'affittuario condizioni di uso del suolo non esigibili attraverso
le normali procedure urbanistiche. La Svezia ha messo a punto nel
corso del novecento un sistema di site leasehold (tomträtt)
con lo scopo di facilitare la costruzione di edilizia sociale, ma
anche, a partire dagli anni '50, per catturare gli incrementi di
valore del suolo pubblico. Le controversie legate alla determinazione
dei livelli di rendita e la crecente affermazione di orientamenti
politici neoliberali stanno tuttavia conducendo, in questi anni,
all'abbandono del site leasehold.
Oltre al tema delle finalità perseguite, una delle questioni
essenziali sottolineate dai curatori riguarda il corretto disegno
istituzionale di poteri e garanzie per l'attuazione di una politica
di affitto delle aree pubbliche. L'articolazione di competenze tra
stato, municipalità e agenzie che si rileva nella maggior
parte dei casi studio, seppur necessaria, è una potenziale
fonte di conflitti a fronte della stabilità richiesta da
una politica fondiaria con fortissime implicazioni sociali. Il proprietario
pubblico è tutt'altro che monolitico e, nei contesti democratici,
è direttamente soggetto alla pressione esercitata da affittuari
che sono allo stesso tempo elettori (esemplare in questo senso il
caso di Canberra, la capitale australiana). Rientrare in possesso
dei diritti d'uso alla scadenza dei contratti, così come
vincolarne il rinnovo all'adeguamento dei canoni, sono opzioni teoricamente
a disposizione del proprietario pubblico, che non trovano tuttavia
attuazione concreta in nessuno dei paesi considerati. Viene inoltre
segnalato il rapporto critico della gestione fondiaria con la pianificazione
urbanistica e la fiscalità. I curatori suggeriscono di rendere
tra loro indipendenti le rispettive agenzie (come accade ad esempio
in Israele), affinché le scelte di pianificazione non risultino
subordinate alle esigenze di valorizzazione, oppure affinché
la rendita versata in cambio dei diritti d'uso non venga confusa
con la riscossione di una imposta fondiaria in cambio della fornitura
di servizi e opere pubbliche.
Non è affatto semplice approfittare della condizione di proprietario
fondiario. L'immagine del rentier che intasca passivamente i frutti
della operosità altrui non si attaglia alla quantità
di incombenze e di decisioni che competono al proprietario pubblico,
il quale deve condurre una politica gestionale attiva, qualificata
e coerente per conseguire i risultati attesi. Lo si comprende scorrendo
un elenco sommario delle principali variabili da definire: durata
del contratto di affitto; condizioni per il rinnovo; attribuzione
delle migliorie incorporate al suolo; forme di pagamento; diritti
d'uso trasferiti; condizioni per il cambio di destinazione d'uso;
trasferimento dei diritti a terzi; modalità di rientro in
possesso dei diritti alla scadenza del contratto.
L'implementazione di una politica di public leasehold, oltre a necessitare
di un largo consenso politico, richiede infine una serie di supporti
organizzativi che vanno dalla registrazione dei contratti a un sistema
bancario che accetti i diritti d'uso a garanzia dei mutui; da un
apparato giudiziario in grado di dirimere eventuali controversie
tra proprietari e affittuari a un gruppo professionale specializzato
nella valutazione immobiliare. Si tratta di condizioni che presuppongono
un mercato immobiliare sviluppato e di cui difficilmente dispongono
paesi come Cina e Ucraina, che pure sperimentano politiche di public
leasehold.
Il pregio di questo volume consiste proprio nell'evitare la trappola
delle soluzioni facili, a partire da quella soluzione semplicissima
(o piuttosto semplicistica) che è la vendita del patrimonio
pubblico. Le esperienze internazionali documentate offrono risultati
interessanti soprattutto nei paesi dotati di solidi sistemi di pianificazione,
come pure nei paesi che vivono la transizione da una economia centralizzata
verso una economia di mercato, e che abbisognano di meccanismi graduali
e flessibili di introduzione della proprietà privata dei
suoli. Il public leasehold è in definitiva una politica fortemente
contestualizzata, non necessariamente di lungo periodo, che richiede
un disegno accurato e non va perseguita ideologicamente: è
augurabile che, a partire dai risultati della ricerca promossa dal
Lincoln Institute of land Policy, essa sia oggetto di studio e di
riflessione più di quanto lo è stata sinora
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