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The Making of the European Spatial Development Perspective.
No Masperplan
di Andreas Faludi and Bas Waterhout
Routledge, 2002,
224 pp, 16 line figures, 4 b+w photos.
Intoduzione di Sir Peter Hall
Web: http://www.routledge.com/
Informazioni per l'acquisto
Il libro è disponibile in due formati:
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Recensione
di Luisa Pedrazzini
2 10 '02
Nell'individuare il profilo del target group cui si rivolge
The Making of the European Spatial Development Perspective,
gli autori Andreas Faludi e Bas Waterhout fanno riferimento principalmente
a chi è implicato nel processo della pianificazione spaziale europea.
Tale gruppo viene rappresentato da tre cerchi concentrici: coloro
che sono direttamente coinvolti nella realizzazione dell'European
Spatial Development Perspective fanno parte del primo cerchio, i
professionisti coinvolti a diverso titolo nella sua attuazione formano
il secondo, mentre nel terzo cerchio sono compresi gli studenti
che si avvicinano al campo della pianificazione.
In realtà l'ambito di chi è interessato a questi temi è ben più
vasto dell'élite sopra descritta; lo dimostra la crescente attenzione
verso le politiche europee, data dalla consapevolezza dell'impatto
che queste hanno sulle regioni dell'Unione e dall'importanza assunta
dai temi dello sviluppo territoriale nei programmi comunitari.
L'Unione europea esercita da tempo un'influenza importante sull'assetto
del territorio con strumenti e programmi settoriali quali la Banca
Europea degli Investimenti, i programmi di ricerca e sviluppo, la
Politica Agricola Comune, il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale,
le reti trans-europee e le politiche ambientali.
Anche se la pianificazione spaziale resta una competenza degli stati
membri, essendo esclusa dal Trattato dell'Unione, gli autori evidenziano
che questo tema è diventato sempre più rilevante nelle recenti politiche
europee. Con l'introduzione dell'obiettivo della coesione territoriale
e con la modifica dell'art.16 del Trattato, che riconosce l'importanza
di uno sviluppo territoriale armonioso e sostenibile, la Commissione
ha rafforzato le politiche per lo sviluppo del territorio, avvicinandosi
a competenze proprie di stati e regioni.
In questo quadro l' European Spatial Development Perspective (ESDP),
argomento della pubblicazione di Andreas Faludi e Bas Waterhout,
assume connotati più precisi. Adottato a Potsdam l'11 maggio 1999
dagli stati membri dell'Unione europea, è, infatti, il primo compiuto
documento di indirizzi per lo sviluppo del territorio europeo.
L'ESDP, pubblicato nelle 11 lingue ufficiali dell'Unione e di cui
si stimano in circolazione tra le 40.000 e le 50.000 copie, è considerato
il documento sulle politiche di pianificazione più internazionale
che esista; nonostante ciò è uno dei meno conosciuti, sia in ambito
disciplinare che tra il pubblico, tanto che nella prefazione di
Sir Peter Hall viene definito come un "soggetto piuttosto esoterico".
La sua adozione è passata sostanzialmente sotto silenzio nel modo
dei planners ma, come osserva ancora Hall, anche l'approvazione
del trattato di Roma nel 1956 passò essenzialmente inosservata dalla
stampa, ciononostante, oggi esiste una moneta unica dell'Unione
e ogni decisione di politica nazionale deve essere coerente con
gli indirizzi comunitari. Per continuare con le parole di Hall,
questo non esclude quindi che: "L'ignoranza talvolta possa avere
serie conseguenze".
Queste considerazioni preliminari danno conto dell'importanza di
The Making of the European Spatial Development Perspective;
un testo che permette di recuperare efficacemente un gap di informazioni
strutturate sul tema della pianificazione spaziale europea in modo
sistematico e argomentato.
Il libro costituisce un valido ed esauriente resoconto in cui sono
percorsi i passaggi fondamentali del processo di elaborazione, negoziazione
e adozione dell'ESDP; grande attenzione viene inoltre posta al ruolo
della Commissione europea e del Comitato per lo Sviluppo Spaziale,
dove sono rappresentati tutti gli stati membri e gli esperti della
Commissione, costituenti, nell'insieme, l'"avanguardia europea"
che presidia il processo di coesione territoriale.
Nel testo sono passati in rassegna strumenti e programmi ed è analizzato
il ruolo svolto dalla DG Regio (ex DG XVI) della Commissione europea,
principale artefice di politiche che hanno impatto sul territorio,
che gestisce un budget comunitario pari alla seconda voce di spesa
dopo quella per la Politica Agricola Comune.
Il quadro che emerge, seppure complesso, offre un'immagine più chiara
della pianificazione spaziale europea e aiuta a capire meglio la
questione della coesione territoriale.
Dal resoconto delle vicende degli ultimi dieci anni, quelli più
densi nella storia della costruzione di un'idea comune di spazio
europeo, si evince il carattere elitario di tale processo (almeno
nella fase di formazione e impostazione), avvenuto sostanzialmente
in un ambito territoriale compreso nel raggio di 500 km da Lussemburgo
e che ha coinvolto in modo rilevante tre paesi: Francia, Olanda
e Germania; basato in un primo tempo sul modello francese centro-periferia,
in seguito integrato con quello policentrico/federalista tedesco.
Sono illustrate efficacemente le diversità di approccio da parte
dei paesi membri verso questi temi, emerse dalla negoziazione per
l'elaborazione dell'ESDP lungo il percorso temporale che va da Nantes
(1989) a Potsdam (1999). Ad esempio, si pongono in luce le perplessità
da parte di alcuni paesi del sud Europa verso la pianificazione
spaziale e la creazione di un osservatorio sulle politiche territoriali,
per il timore che l'adozione di parametri di valutazione territoriali,
anziché quelli tradizionali socioeconomici (reddito e disoccupazione),
potesse danneggiarli nell'assegnazione dei finanziamenti comunitari.
Si ricorda inoltre la richiesta, sostenuta soprattutto dai paesi
del sud, di valorizzare adeguatamente i temi del patrimonio culturale
e del paesaggio, assenti nelle versioni preliminari dell'ESDP, senza
i quali il concetto di sviluppo sostenibile sarebbe stato monco
di elementi fondamentali.
Nei passaggi verso la definizione della versione finale del documento
emerge la difficoltà di concettualizzare un'immagine comune e condivisa
dello spazio europeo, spesso modellata su concetti nazionali, oscillanti
tra il modello centro-periferia e quello policentrico (dalla "blue
banana" della DATAR all'"European Brunch of grapes" di Kunzmann
e Wegener).
Si ricorda, ad esempio, che proprio nella prima bozza ufficiale
dell'ESDP, presentata a Noordwijk nel 1997, fu assai criticata la
mappa dove sullo sfondo di una carta muta sono disegnate due linee
che s'incrociano nel centro geografico dell'Europa e che delimitano
le distanze tra i territori estremi dell'Unione. Tale mappa, che
secondo molti riproponeva un modello centro-periferia in contrasto
con gli obiettivi di policentrismo espressi nel documento, fu modificata
nella versione finale presentata a Potsdam.
Un'altra riflessione riguarda le modalità di approccio al tema della
pianificazione spaziale da parte della Commissione. Pur non avendo
competenze in tema di assetto del territorio -non a caso l'ESDP
è stato predisposto dagli stati membri-, la Commissione ne ha comunque
influenzato la struttura; essa agisce con strategie, dimostrando
che non è necessario né opportuno, formulare un piano vincolante
(il masterplan cui si fa cenno nel sottotitolo del libro), né auspicare
una diretta competenza legislativa o prescrittiva, quanto piuttosto
intervenire tramite strategie di pianificazione spaziale che siano
di indirizzo effettivo alle politiche e ai programmi.
Il percorso del libro si conclude sottolineando che il processo
è ancora aperto; dopo l'adozione di Potsdam e la promozione del
Programma di Azione di Tampere, avvenuto sotto la presidenza finlandese
per dare attuazione all'ESDP con iniziative concrete, molte sfide
restano da affrontare, opportunità da cogliere, compiti da svolgere.
Diversi sono inoltre i temi di riflessione, in un ambito ancora
molto fluido e in un'Europa che anche sul fronte della coesione
territoriale si presenta a diverse velocità.
Da studi, analisi e scenari emerge la complessa ed eterogenea situazione
della pianificazione territoriale nei diversi paesi europei, come
pure la difficoltà di usare in modo univoco termini come metropoli,
agglomerazione, città-porta, area rurale, reti urbane. In merito
a ciò gli autori rilevano che "molta strada resta ancora da fare
per armonizzare i linguaggi e le modalità di comunicazione prima
ancora di condividere concetti di sviluppo".
Un altro tema di riflessione è quello dell'internazionalizzazione
della pianificazione spaziale, determinato secondo gli autori dall'impatto
diffuso delle politiche europee di sviluppo regionale: "Il mondo
sta diventando sempre più globalizzato; la pianificazione transfrontaliera,
transnazionale e internazionale, perciò pongono molte più sfide",
tra queste, quelle di affrontare con strumenti integrati le sfide
territoriali, di dotarsi di una conoscenza strutturata utile a condividere
temi e problemi comuni con altre regioni europee per affrontarli
e risolverli insieme.
Sommario
VII .... Foreword by Sir Peter Hall
IX ..... Preface
XIII .. Acknowledgments
XV ... List of figures
XVI .. List of tables
XVII . Notes on contributors to the
research
1 ....... 01 Roots and context
17 ..... 02 A European primer
29 ..... 03 Nantes and Turin - the
single market casting its shadow
43 ..... 04 The Hague and Lisbon -
tooling up for inter-governasmental planning
63 ..... 05 Liège and Liepzig - David
and Goliath working in tandem
81 ..... 06 Strasbourg, Madrid, Venice
- in the doldrums
97 ..... 07 Noordwijk - a collective
effort
119 ... 08 Glasgow and the consultations
- two parallel tracks
139 ... 09 Potsdam - the crowning event
159 ... 10 "The show must go on"
177 ... Epilogue
181 ... References
194 ... Index
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