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Andreas Faludi, edited by, 2002, European Spatial Planning, Lincoln
Institute of Land Policy, Cambridge, Massachusetts
di Luisa Pedrazzini
Davanti ad una platea di architetti e studenti riuniti per un seminario
presso la Graduate School of Design alla Harvard University, Andreas
Faludi afferma che: "Planning is not about design, but about
policy". A partire da questa provocazione European Spatial
Planning raccoglie riflessioni di diversi autori europei e nord
americani sul ruolo della pianificazione come disciplina che definisce
strategie piuttosto che regole vincolanti, sui temi dell'identità
della pianificazione europea e del rapporto tra Europa e nord America.
Per i planner nord americani, sebbene il loro dibattito sia più
attivo e il ruolo più definito, la diversità europea
risulta in ogni caso interessante poiché la loro visione
è di chi guarda a tale esperienza come a qualcosa che manca
nella loro società. Con il processo di integrazione promosso
dalla Commissione Europea, la storia e il carattere distintivo dell'Europa
diventano ancora più evidenti; il riconoscimento di una cultura
e di una identità europea della pianificazione sono importanti,
tanto che alcuni individuano un "modello europeo" della
società che, con l'obiettivo della coesione, richiede la
formulazione di una strategia comune dello sviluppo dello spazio
europeo.
Gli stati europei, attraverso L'Unione, si stanno trasformando in
un sistema economico e sociale integrato e un numero sempre più
alto di persone non penserà più a se come italiani,
francesi o tedeschi, ma a cittadini europei con un'identità
continentale.
Con riferimento a questi temi, e in particolare a quello della coesione
territoriale, il libro descrive il processo parallelo che è
in corso nel mondo della pianificazione, alle nuove prassi in fase
di definizione ed al nuovo quadro di riferimento intellettuale e
professionale per la pratica della pianificazione territoriale nel
continente europeo.
Nel riconoscere il carattere peculiare della pianificazione europea,
si fa riferimento anche all'esigenza (valida sia per il lettore
americano sia per tutti coloro che non sono introdotti ai temi europei)
di impadronirsi di termini chiave coniati nel linguaggio "Euro-English",
l'idioma creato in Europa per condividere concetti provenienti da
differenti lingue ed esperienze e cui anche la pianificazione spaziale
in qualche modo fa riferimento, quali "subsidiarity" e
"competency" e sul riconoscimento di una pratica dai connotati
e dall'identità europea, collegati all'obiettivo guida della
coesione, esteso alle politiche territoriali.
Questo obiettivo, riferito ad una materia in capo agli stati membri
e non alla Comunità, nell'attuale proposta di Costituzione
europea, è divenuto di competenza concorrente con gli stati
stessi.
Ciò che attrae gli USA, dove non esiste un documento di indirizzi
per lo sviluppo del territorio a scala federale, è che l'Unione
europea pur non essendo una federazione (vi sono solo ipotesi circa
la forma giuridica e istituzionale che assumerà l'attuale
consorzio di stati) già esprime un'idea comune di sviluppo
del territorio. Questo costituisce un apparente paradosso che si
è sostanziato con l'approvazione nel 1999 dello Schema di
Sviluppo dello Spazio Europeo (SSSE) da parte degli stati membri,
il documento che individua gli obiettivi e delinea gli indirizzi
di sviluppo del sistema territoriale europeo. Da alcuni questo è
stato interpretato come una specie di delega degli stati alla Commissione
nella definizione di strategie di sviluppo territoriale, con un
processo di bottom-up paradossalmente inverso.
European Spatial Planning presenta una rassegna del dibattito e
riflessioni sullo SSSE come documento a cui gli americani guardano
con interesse perché appare loro come uno strumento di pianificazione
a scala continentale.
UE ed USA sono entrambi competitori globali ma con importanti differenze
socio-economiche e demografiche e con un diverso approccio allo
sviluppo del territorio. Lo SSSE prende atto di questa situazione
ed esprime l'obiettivo di indirizzare, ambiziosamente, la competitività
globale dell'Europa integrando i temi sociali (equità) e
ambientali (sostenibilità) nel quadro degli obiettivi economici.
Società, economia e ambiente sono posti ai vertici del "triangolo"
dello SSSE per uno sviluppo spaziale equilibrato e sostenibile.
Il libro è composto di quattro sezioni in cui vengono presentate
riflessioni su: "Pratiche della pianificazione europea",
"Teoria della pianificazione spaziale europea", "Il
futuro della pianificazione spaziale europea" infine le conclusioni,
con un epilogo per i planner americani.
Attraverso l'analisi dei contenuti dello SSSE, considerato il documento
di pianificazione più diffuso nel mondo, sebbene sia ancora
tra i meno conosciuti nell'ambiente dei planner, i diversi autori
sviluppano le loro riflessioni e presentano una visione a diverse
facce della pianificazione dell'Unione Europea.
La spiegazione del concetto di "spatial planning", di
derivazione Euro-English e riferito ad un sistema di strumenti e
di politiche settoriali messi in campo per indirizzare lo sviluppo
dello spazio, ormai entrato nel linguaggio di chi si occupa della
pianificazione spaziale europea, è utilmente proposta nel
testo per evitare incerte interpretazioni.
Il tema dello sviluppo della pianificazione spaziale europea viene
trattato secondo diversi punti di vista, che spaziano da quello
dello studioso a quello di chi mette in opera le politiche (cap.2).
Viene presentato come esempio il programma comunitario Interreg
IIC che ha svolto un ruolo prodromico nello sviluppo della cooperazione
transnazionale tra regioni europee sui temi dello SSSE, oggi sostituito
dal più vasto programma Interreg IIIB.
Nel successivo capitolo 3 è presentato un progetto di cooperazione
transnazionale nel campo dello sviluppo spaziale del nord-ovest
europeo (Benelux), corrispondente ai paesi appartenenti al nucleo
centrale del "pentagono" dello SSSE, dove viene sviluppata
una pianificazione cooperativa e non più gerarchica tra autorità
locali, regioni e stati.
Nel capitolo 4 il concetto cardine del policentrismo, espresso nello
SSSE, viene messo in rilievo come obiettivo condiviso da parte di
tutti gli stati membri, al di là delle diverse culture e
legislazioni, ma per cui non è ancora stata stabilita una
definizione scientifica comune. Nei capitoli 5, 6, 7 sono commentati
progetti di cooperazione transnazionale sul tema della pianificazione
spaziale realizzati con Interrec IIC. Viene spesso evocato il termine
"visione spaziale" a proposito di progetti come NorVISION,
che ha l'obiettivo di definire una visione condivisa dello spazio
delle regioni del Mare del Nord, e del progetto Nortwesthern Metropolitan
Area (NWMA) relativo al nord ovest europeo.
Nel capitolo 7 viene approfondito il processo decisionale per l'applicazione
dello SSSE, come attività di coordinamento verticale e orizzontale
tra diverse entità di governo e tipi di strumenti, secondo
uno schema logico definito nello stesso documento.
Nel capitolo 8 si affronta il tema della sfida delle incerte frontiere
dell'UE e del suo allargamento, con riferimento alla cooperazione
e alla coesione, mentre il successivo capitolo presenta considerazioni
sulla pianificazione spaziale europea in una prospettiva al 2010,
con l'Unione estesa a 27 paesi membri.
Nell'ultimo capitolo Andreas Faludi riprende il tema del rapporto
tra pianificazione spaziale e integrazione europea utilizzando come
riferimento la letteratura esistente e proponendo un'agenda di riflessioni
e ricerche sulla pianificazione spaziale europea. Un epilogo finale
contiene approfondimenti e proposte di temi di ricerca per i planner
americani.
Molti degli autori di questo libro hanno vissuto direttamente il
processo di costruzione dello Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo;
lo stesso Faludi lavora da più di un decennio a questi temi
sia come cronista di questo processo sia per diffondere le pratiche
emergenti.
Particolarmente interessante e completa, in quanto raccolta per
la prima volta in un unico testo, è la serie di rappresentazioni
grafiche e mappe dell'Europa frutto di analisi e interpretazioni
più che decennali delle dinamiche territoriali europee (dalla
"blue banana" a "the bunch of grapes", al "pentagono"),
elaborate da studiosi o riprodotte dai testi ufficiali della Commissione.
L'importanza delle immagini è sottolineata dal curatore del
libro che afferma: "le carte sono il pane e burro pressoché
di ogni tipo di pianificazione spaziale". Paradossalmente fino
ad ora l'elaborazione di mappe si è dimostrata uno degli
aspetti più difficili della pianificazione spaziale europea.
Le ragioni sono fondamentalmente tre, rileva Faludi. La prima è
che la pianificazione spaziale europea è ancora troppo giovane
e non è semplice realizzare rappresentazioni iconiche in
mancanza di dati armonizzati. La seconda è una conseguenza
della prima, in quanto non esiste ancora una pianificazione dall'identità
europea, ne' un gruppo di studiosi che possa definirsi rappresentativo
della pianificazione europea nel suo insieme. Gli esperti attuali
della materia provengono da diverse tradizioni di pianificazione
e interpretano e usano dati e cartografie in modo diverso. La terza
è che le mappe sono strumenti molto delicati da usare, perché
molto più esplicite e chiaramente interpretabili di una frase
o un testo (al di là delle lingua utilizzate).
Gli americani si domandano se gli stati europei hanno delegato all'Unione
la competenza per elaborare un piano territoriale per conto loro;
anche all'interno dell'Europa questa riflessione attende ancora
di essere approfondita. Il modello spaziale europeo e le interpretazioni
proposte dai documenti della Commissione si sono formati in un ambito
geografico e disciplinare piuttosto ristretto.
Faludi presenta l'"itinerante gruppo di planners" che
ha partecipato a diverso titolo alla costruzione di una pianificazione
spaziale dall'identità europea. Questo gruppo appartiene
sostanzialmente ai paesi che costituiscono il cuore geografico dell'Europa
a quindici.
La pianificazione spaziale europea è stato principalmente
un affare di paesi come Francia, Olanda e Germania, che hanno svolto
un ruolo fondamentale nel percorso per la costruzione di un'idea
comune di coesione territoriale.
Alcuni concetti contenuti nei documenti della Commissione e ritenuti
condivisi, come ad esempio: "policentrismo", "rapporto
città-campagna" (identificate come entità nettamente
distinte) o "area urbana funzionale europea", ripresi
e confermati dallo SSSE, hanno basi teoriche originate in aree geografiche
ben delimitate e sono stati assunti in assenza di una definizione
scientifica largamente condivisa. Gli strumenti per un'analisi armonizzata
del territorio dell'Unione si stanno predisponendo solo in questi
anni, con la realizzazione dell'osservatorio europeo della pianificazione
spaziale da parte di tutti gli stati membri.
European Spatial Planning offre un quadro strutturato e completo
per comprendere cosa sia la pianificazione spaziale europea e quali
le basi culturali all'origine della sua costruzione. Permette inoltre
di effettuare un'opportuna riflessione sulla posizione del sud dell'Europa
in questo processo, sul ruolo marginale dei paesi di quest'area
nella costruzione di un'identità europea della pianificazione
spaziale, sulla loro iniziale diffidenza verso la creazione di osservatori
e banche dati territoriali, per il timore che l'adozione di parametri
di valutazione territoriali nella formulazione delle politiche europee,
anziché quelli tradizionali socioeconomici quali reddito
e disoccupazione, potesse danneggiarli nell'assegnazione dei finanziamenti
comunitari.
In questo quadro è più che mai strategico conoscere
i nuovi modelli proposti in Europa, tra questi, quello della pianificazione
cooperativa, adatto ad un sistema territoriale sempre più
de-gerarchizzato e internazionalizzato, con l'abbattimento di fatto
delle frontiere promosso dall'UE con i progetti di cooperazione
transnazionale, anche alla luce dell'entrata dei nuovi stati membri
che contribuiranno a modificare drammaticamente gli standard di
riferimento europei economici e territoriali.
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