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L'amalgama. Fertilizzazioni tra Italia e Stati
Uniti d'America nella costruzione della cittą
a cura di Antonio Pietro Latini
Contributi di P. Avarello, P. Bassetti, P. Ceccarelli, D. Cecchini,
E. Costa, S. Eckstut, M. Fagiolo, S. Garano, A. B. Jacobs, F. Karrer,
F. Koetter, R. Mamoli Zorzi. F. Tentori, M. Vaudagna
Paperback: 160 pages
Publisher: Inu edizioni
Language: Italiano e inglese in base alla nationalità
degli autori
ISBN: 88-7603-006-9
Presentazione
Qual è stata la percezione delle città americane da
parte di “colti” osservatori italiani e viceversa quale
percezione hanno avuto delle città italiane “colti”
osservatori americani nello svolgersi delle diverse fasi che hanno
segnato il secolo appena trascorso?
La visione iniziale appare fortemente dualistica: il classico bipolarismo
tra le “città del futuro” (l’audacia delle
architetture verticali dei primi grattacieli americani, il mito
del “pioniere”, lo sviluppo accelerato delle tecnologie,
ma anche l’eccesso di tutto ciò) e le “città
del passato” (l’indiscutibilmente ricco patrimonio strorico
e culturale italiano, tuttavia non di rado sclerotizzato tra lo
slancio dell’innovazione e i freni del conservatorismo, incapace
di trovare un equilibrio tra i due estremi).
Più complessa e sfumata la bipartizione delle percezioni
più recenti dove si rilevano “descrizioni di estremo
degrado e di estrema creativita” che questa volta accomunano
entrambi i lati dell’Atlantico.
Di ciò hanno discusso studiosi italiani e americani, nell’ambito
di una conferenza ospitata dall’Accademia americana di Roma
nel 1999, e questo libro ne riporta oggi alcuni contributi resi
tanto più attuali dagli interrogativi che la “globalizzazione”
reca con sé.
Sono gli interrogativi sostanziali che riguardano i criteri di ottimizzazione
dello sviluppo in generale, evidentemente non solo negli scambi
culturali tra Italia e USA, come il Curatore sottolinea nelle Contaminazioni
dell’epilogo: “Esiste un equilibrio tra salvaguardia
di una tradizione culturale e possibilità di migliorare le
condizioni di vita attraverso una innovazione legata al confronto,
alla “contaminazione”? È possibile indirizzare
lo sviluppo verso questo equilibrio? È ovvio che queste non
sono domande che ammettono risposte semplici o univoche. Come base
di riflessione, però, stimolano considerazioni su alcuni
criteri di selezione ed uso di modelli che forse varrebbe la pena
di approfondire”.
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