Un Piano Vitale  homepage

Intervista a Donatella Venti, Dirigente del Servizio Urbanistica, Provincia di Terni

1 - A quattro anni dall'approvazione del PTCP, è possibile fare un primo bilancio di questa esperienza di pianificazione? Quali sono i temi che hanno avuto maggior seguito, quali invece si sono rivelati di difficile applicazione?

Sicuramente i Comuni hanno manifestato molto interesse verso il tema della copianificazione e in particolare verso gli accordi di pianificazione. I Comuni, sia nelle realtà grandi sia in quelle piccole, hanno verificato la necessità di lavorare congiuntamente su alcuni temi di livello intercomunale e stringere accordi con la Provincia prima ancora di procedere alla redazione dei nuovi strumenti urbanistici. Attualmente sono stati conclusi accordi di pianificazione con quasi tutti i Comuni del territorio e molti di questi stanno già procedendo nella redazione del nuovo piano sulla base del PTCP.

I temi di maggior interesse, su cui si sono costruiti gli accordi, riguardano la pianificazione delle aree produttive, lo sviluppo legato al turismo, le infrastrutture e le politiche ambientali. In particolare, i Comuni sono divenuti più consapevoli dell'importanza del rischio ambientale e, alla base di molti piani, è stato posto il concetto di "limite" delle trasformazioni. Questo può essere ritenuto un notevole successo se si considera che fino a 6-7 anni fa i piani si facevano senza il supporto d'indagini ambientali approfondite, mentre ora la nuova stagione di pianificazione si basa su una dettagliata conoscenza non solo degli aspetti geologici, ma anche vegetazionale, faunistici e storici del territorio.

Rispetto all'attuazione del PTCP, la prima applicazione degli indicatori del paesaggio ha creato qualche difficoltà, in particolare per i Comuni piccoli, dove la mancanza di un adeguato sistema informativo territoriale non ha permesso lo svolgimento di analisi sufficientemente approfondite.

Un altro aspetto critico, evidenziato dagli stessi Comuni, è legato agli elevati costi dell'elaborazione del Piano Regolatore. Per superare questa difficoltà economica, la Provincia mette a disposizione degli incentivi a favore dei piccoli Comuni che decidono di associarsi fra loro per procedere alla redazione del piano. Lo sviluppo di alcuni temi di pianificazione in forma associata permette delle economie. Attualmente ci sono 4 associazioni, costituite da 4-5 comuni piccoli e con territori molto omogenei, che si sono organizzate per redigere il piano insieme.

2 - Le analisi del PTCP avevano posto l'attenzione sulle dinamiche della crescita degli insediamenti nelle aree marginali, sui fenomeni di dismissione delle aree industriali, sulla contemporanea ricchezza e fragilità ambientale del territorio. Questi fenomeni sono da ritenersi ancora attuali? Vi sono altre tendenze di trasformazione che si stanno ora verificando nel territorio?

Rispetto alle analisi compiute dal Piano, uno studio aggiornato e più approfondito delle analisi relative alle aree industriali ha consentito di verificare che dei circa 200 siti dismessi censiti alla fine degli ottanta nel territorio provinciale, ad oggi risultano effettivamente non più attivi solo una ventina. C'e' stata dunque una grande capacità di recupero e le dinamiche di trasformazione più rilevanti si sono verificate soprattutto nelle aree marginali.

Tra l'altro si è assistito alla trasformazione delle aree industriali dismesse, soprattutto attraverso i prust, che sono state destinate anche a inedite funzioni legate all'industria del cinema.

Resta ancora insoluto il problema della frammentazione di ambienti molto ricchi e complessi dal punto di vista ecologico, dove la pressione antropica ed in particolare le trasformazioni legate alle infrastrutture e alle reti (dagli elettrodotti alle antenne) hanno modificato e lacerato il paesaggio.

La crescita degli insediamenti nelle aree marginali, grazie anche agli interventi del PTCP, è un fenomeno che siamo riusciti ad arginare, infatti i nuovi piani hanno optato per uno sviluppo non più diffuso lungo le principali infrastrutture, ma concentrato soprattutto in piccoli centri, piccole frazioni, già dotati di servizi.

Riguardo all'assetto degli insediamenti, un aspetto difficile da controllare è la forte richiesta di abitazioni nei territori rurali, incentivata dalle possibilità di ampliamento degli immobili concesse dalla legge regionale.

Si è dunque creato un mercato parallelo di abitazioni ex-rurali che rischia di compromettere l'integrità del paesaggio. Purtroppo nel PTCP la normativa del territorio rurale non è adeguata ad arginare la dispersione che ne deriva. Questo fenomeno è sicuramente una delle urgenze alla quale far fronte, anche perché la tendenza a ricercare ambienti di vita di qualità, così come li offre il nostro territorio provinciale, è sempre più frequente. Inoltre i mercati dei territori limitrofi, come la Toscana e il Lazio, sono ormai saturi e chi vuole investire in un casale e in agricoltura si rivolge ad un mercato analogo, ma con ancora delle quote di disponibilità, come quello della nostra provincia.

Un altro fenomeno legato alla dispersione insediativa, che si era bloccato per un periodo ma che è ora in ripresa, è quello delle seconde case.

Infine esiste anche un mercato internazionale, non di seconde case, ma di residenze stabili per stranieri che decidono di trasferire la propria residenza soprattutto nell'area dell'orvietano, tanto che in alcuni comuni si registra una sensibile crescita demografica.

Un tema per il quale il PTCP non ha presentato delle soluzioni adeguate è quello della mobilità, per questo è necessario procedere ad un aggiornamento del piano.

Il sistema di trasporto pubblico è molto carente, non tanto in termini di quantità, ma quanto in termini di organizzazione: manca un efficace sistema d'interscambio tra il trasporto su ferro e quello su gomma. L'aggiornamento del piano dovrà concentrarsi in particolare su questo tema, considerando anche i seri problemi di congestione della rete viaria conseguenti al fatto che la mobilità interna al territorio avviene quasi esclusivamente utilizzando i mezzi privati. In particolare dovrà essere seriamente affrontata la riorganizzazione e potenziamento della rete ferroviaria.

3 - Un insieme di strumenti di approfondimento, specificazione e gestione del PTCP è stato elaborato dalla Provincia per incrementarne la conoscenza e lo scambio di informazioni. Su quali temi c'è   stata maggior attenzione e quali sono state le reazioni dei Comuni?

La maggiore attenzione dei Comuni è stata posta sulle tematiche ambientali, soprattutto sul tema del rischio idrogeologico. La presenza del Piano per l'assetto idrogeologico dell'autorità di bacino del Tevere ha aiutato a comprendere gli aspetti relativi al rischio idraulico e idrogeologico e alla tutela. Quindi la nuova stagione di pianificazione comunale guarda prima di tutto al tema della messa in sicurezza del territorio.

Sul tema vegetazionale e naturale, i Comuni hanno prodotto qualche studio interessante che ha integrato e approfondito quelli già presenti nel Piano Territoriale.

Un altro tema che il PTCP aveva proposto ai Comuni è legato alle risorse archeologiche. Non è stato colto il suggerimento di svolgere un'analisi dell'insediamento a partire da indagini documentali, e molti comuni si sono limitati a riprendere le informazioni contenute del PTCP, senza avvalersi di un archeologo, o almeno di una consulenza archeologica, all'interno di un gruppo di progettazione del piano per approfondire localmente questo tema (solo nel piano del Comune di Orvieto è stato affrontato specificatamente).

I Comuni hanno anche trascurato di svolgere approfondimenti relativi all'integrazione tra politiche della mobilità urbana e politiche urbanistiche.

Il Manuale di ingegneria naturalistica ha destato interesse, tuttavia meno di quanto previsto. L'idea del manuale di ingegneria naturalistica era nata in quanto le norme del PTCP prescrivono l'utilizzo di tecniche specifiche per gli interventi in aree di particolarità ambientale e naturalistica e per le opere di consolidamento delle sponde dei corsi d'acqua. Il manuale è stato molto utilizzato e apprezzato dai professionisti e dalle associazioni, mentre altri enti pubblici a cui il manuale era rivolto, in particolare i consorzi di bonifica, non hanno ancora utilizzato queste tecniche nei propri progetti. Ora la stessa Provincia, con le nuove competenze acquisite con la legge regionale in materia di regimazione delle acque, potrà contribuire alla diffusione, anche in modo sperimentale, di questi interventi che possono risolvere in modo sostanziale e definitivo problemi per i quali le tecniche tradizionali a volte sono risultate inefficaci.

L'attenzione per l'ingegneria naturalistica ha permesso di avviare un'operazione culturale e di creare nuove opportunità di lavoro sia per il personale sia per aziende che decidano di specializzare in tale attività, soprattutto nel vivaismo.

Attualmente stiamo realizzando un corso sull'ingegneria naturalistica rivolto ai tecnici degli enti pubblici e cercheremo di far partire altri corsi rivolti ad operatori privati.

4 - I molteplici Accordi di Pianificazione siglati in questi anni con i Comuni/Ambiti di Comuni, fanno presupporre che il PTCP abbia dato impulso ad una nuova stagione di strumenti urbanistici comunali. Quali sono i processi che hanno portato alla loro formazione e quali caratteristiche hanno in comune i nuovi strumenti?

Dopo l'approvazione del PTCP, circa il venti per cento dei Comuni della Provincia ha proceduto all'elaborazione del nuovo piano comunale, molti altri Comuni, che corrispondono circa al 45%, stanno per trasmettere alla Provincia il nuovo strumento urbanistico, tra questi ci sarà il piano di Terni.

In generale, tutti i comuni hanno iniziato ad elaborare un nuovo piano, ma alcuni stanno procedendo con fatica, anche perché molti di questi erano finora dotati solo di un vecchio Programma di fabbricazione e quindi si sono trovati a dover svolgere per la prima volta molte delle indagini di base, necessarie per la redazione di un piano vero e proprio. Entro i prossimi cinque anni il rinnovo degli strumenti urbanistici comunali di tutta la Provincia dovrebbe essere completo.

Siamo soddisfatti della qualità dei nuovi piani, molto diversi dai precedenti che, sul piano formale, erano poco più che dei programmi di fabbricazione. Adesso tutti i Comuni sono dotati di   piani regolatori con un buon livello di approfondimento relativamente ai temi più rilevanti e sono in elaborazione anche i primi piani paesistici di livello comunale, che declinano in maniera più dettagliata le indicazioni del PTCP.

La pianificazione d'ambito, occorre specificare, è qualcosa di diverso dai veri e propri piani intercomunali. Si tratta piuttosto di piani elaborati da un gruppo integrato di persone e preceduti da accordi di pianificazione che stabiliscono alcuni capisaldi, quali ad esempio lo sviluppo degli ambiti produttivi o dei fenomeni insediativi che coinvolgono più ambiti, la rete ecologica, ecc.

Sono stati sottoscritti anche accordi bilaterali tra comuni che appartengono ad un ambito più vasto, che interessa 4-5 comuni. Tali accordi individuano delle relazioni preferenziali tra comuni su temi specifici.   I temi dell'accordo e la declinazione locale del PTCP vengono sviluppati nella parte strutturale del piano, la parte operativa invece rimane d'interesse esclusivamente locale. Ritengo che un vero e proprio piano intercomunale potrebbe rallentare e appesantire il processo, quindi questa modalità più flessibile ha più probabilità di funzionare.

La Provincia svolge un ruolo di copianificazione nel momento in cui si elabora e si stila l'accordo, che rappresenta un impegno anche per la stessa provincia, e poi svolge anche la funzione di controllo e verifica la coerenza con gli strumenti sovraordinati. Tale verifica costituisce anche un momento di aggiornamento del PTCP.   Come detto in precedenza, la Provincia inoltre elargisce finanziamenti per realizzare il piano, dando priorità ai comuni associati e con popolazione inferiore ai 10.000 ab.

5 - Programmi per il futuro?

Prevediamo un aggiornamento complessivo del PTCP, anche se l'impianto fondativo rimarrà invariato, una vera e propria nuova fase che vedrà lavorare insieme l' area urbanistica e le pianificazione di settore incentrata principalmente sui temi ambientali e trasportistici.

Per l'implementazione dei temi ambientali è importante il collegamento con l'esperienza di Agenda 21, iniziata già nel 2000, all'interno della quale abbiamo sviluppato alcune idee forti che si sostanzieranno nel Piano provinciale di sostenibilità ambientale.

Attraverso Agenda21 sarà possibile connettere il piano territoriale al piano della sostenibilità ambientale, sperimentando i tavoli di concertazione, i workshop, i forum previsti e la comunicazione.

Sono stati distribuiti dei questionari agli abitanti della provincia che hanno messo in evidenza una forte esigenza di comunicazione e partecipazione attraverso processi concertati fin dall'inizio sulle criticità più urgenti del territorio. Purtroppo non tutte le agende21 locali sono partite, e quindi a volte la Provincia si trova ad assumere un ruolo di supplenza nella gestione a livello comunale che non le è proprio. Abbiamo firmato la carta di Aalborg, speriamo che questa esperienza aiuti a focalizzare alcuni nuovi temi ambientali, legati in particolare al ciclo dell'acqua e all'energia. L'idea che il piano provinciale sia anche un piano ambientale è una convinzione ormai assodata, ed è ancora più valida oggi in quanto, con le ultime leggi delega regionali, la provincia ha acquisito maggiori competenze in questo campo (acque, difesa del suolo, aria, rifiuti, attività estrattive), qui più che in altre regioni.