L'ingegneria naturalistica è una tecnica che utilizza piante vive o parti di esse per interventi di regimazione dei corsi d'acqua, per il consolidamento dei versanti e per la mitigazione d'impatti di opere o infrastrutture, in modo da limitare le azioni di dissesto innescate da fattori naturali o antropici.
Alcune specie vegetali, infatti, sviluppano in breve tempo un apparato radicale tale da trattenere il terreno e, contestualmente, danno vita ad un ecosistema che si autosostiene naturalmente. Il Manuale si configura come una raccolta di assunti teorici e di modalità operative declinate in relazione alle caratteristiche morfologiche, pedologiche, vegetazionali e climatiche del territorio d'intervento.
Esso è rivolto in generale a tutti gli enti pubblici che hanno competenza in materia di tutela del suolo e di prevenzione dei rischi idrogeologici, ed in particolare a Comuni, Consorzi di Bonifica e Comunità Montane.
Il Ptcp individua un primo elenco di tipi d'intervento in cui applicare le tecniche d'ingegneria naturalistica, applicazione che è obbligatoria in tutte le Unità di paesaggio di particolare interesse. Sono compresi in questo elenco gli interventi di ripristino morfologico e recupero ambientale dei siti destinati alle attività estrattive, anche in caso di riattivazione o ampliamento.
La Provincia, nella valutazione della compatibilità ambientale, considera un fattore preferenziale l'applicazione di tali tecniche nelle fasi di pianificazione, programmazione, progettazione, esecuzione e collaudo di ogni intervento.

