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Presentazioni di Giancarlo De Carlo e Patrizia Gabellini

Un'altra vita di Spazio e Società
di Giancarlo De Carlo

Tra le svariate e avventurose vicende della rivista Spazio e Società forse la più sorprendente è che nei ventitré anni della sua esistenza ha cambiato sette editori. Fin dal primo cambiamento, negli incontri di redazione e negli editoriali, si è cominciato a dire, anche per rassicurarci, che la rivista avrebbe avuto sette vite, come pare abbiano i gatti; e questa profezia avventata è stata presa come un traguardo che ci ha fatto superare gli ostacoli incontrati ad ogni cambiamento.
Ma la circostanza più straordinaria è che la settima vita è stata davvero l'ultima (cartacea); e ancora più straordinario è che ora, di vite, ne sta per cominciare un'altra (digitale): immateriale questa volta, tanto quanto materiale era stata quella delle sette vite precedenti. Come i gatti fantasma di E. A. Poe, appunto, la rivista riapparirà, nitida e vibrante presso il sito di Planum, avvalendosi questa volta di una tecnologia che forse le sarebbe stata più congeniale fin dall'inizio.
Il suo problema infatti, da quando esiste, è stato l'essere diffusa adeguatamente, quindi la distribuzione, che gli editori non avevano voglia di spingere perché non c'erano interessi commerciali e pubblicitari da compenetrare. Ora invece, grazie alla potenzialità del "mezzo", i lettori delle città minori che non la trovavano nelle librerie, i giovani che continuano a chiederci notizie e spunti da tutto il mondo, gli studenti, gli architetti, i tecnici, gli intellettuali, gli utenti dello spazio fisico tridimensionale, insoddisfatti da quanto ufficialmente sull'architettura viene detto e scritto, ecc…, potranno recuperare le "questioni" che Spazio e Società, chiudendo, aveva deliberatamente lasciato aperte.
Cominceranno col trovare gli indici dei 92 numeri usciti dal 1978 al 2000, poi gli abstract dei vari scritti, poi frammenti e commenti sui temi ancora attuali che la rivista esplorava. Poi man mano altri strumenti critici verranno aggiunti; e, quanto prima, sarà aperto un Forum dove ciascuno dall'Italia e dall'estero potrà entrare nella discussione e diffonderla, moltiplicarla, espanderla al di là dei confini già raggiunti.
Così ricomincerà a guizzare Spazio e Società nella sua ottava metamorfosi, senza più il rischio di esaurirsi, protetta dall'essere diventata impalpabile, come il fantasma di un gatto.


Spazio e Società su Planum

di Patrizia Gabellini

Spazio e Società, rivista internazionale di architettura e urbanistica diretta per 25 anni da Giancarlo De Carlo, è ora presente nello spazio "News Stand" di Journals, con gli indici dei 92 numeri pubblicati trimestralmente dal 1976 al 2000. Accettando la proposta di Planum, De Carlo ha inaugurato l'ennesima stagione della sua rivista dalle "sette vite", con un cambiamento profondo segnato dal passaggio alla pubblicazione elettronica.
Quella di Spazio e Società è la prima collezione chiusa inserita nel data-base di Journals: non ci saranno nuovi numeri, ci sarà invece la possibilità di "leggere insieme" i numeri già stampati con quelli di altre testate europee, le quali, in molti casi, hanno solo recentemente trattato argomenti cari da sempre a Spazio e Società. Questa rivista, infatti, si è distinta per la sua posizione culturale eccentrica, per aver osservato la profonda trasformazione della città e del territorio nel mondo da punti di vista spesso inusuali, mai preoccupati di essere centrali o di moda, coltivando temi trasversali tra spazio e società, tra discipline e paesi, perché "l'architettura e l'urbanistica sono un problema internazionale". Non è inutile ricordare, a questo proposito, che i primi 3 numeri della rivista erano usciti come edizione italiana di Espace e Societé , diretta a Parigi da Henry Lefebvre.
Giancarlo De Carlo era solito sottolineare questo carattere di Spazio e Società: "La nostra rivista è davvero internazionale, nel senso che i nostri collaboratori sono di vari Paesi del mondo e nel senso che si cerca di scegliere e di trattare gli argomenti in modo da interessare tutta la scena architettonica, non soltanto quella italiana. Cerchiamo anche di sottrarci alla polemica e al pettegolezzo locale, e semmai cerchiamo la polemica che si svolge su una scena più ampia. Questo perché crediamo nello scambio: infatti ci interessa che si vada in profondità nei problemi del proprio luogo -del luogo nel quale si vive e si opera- e però che si continui a tenere i contatti con l'esterno, se non altro per poter verificare, per confronto, la scala dei propri giudizi" (GDC, Una sezione trasversale sulla rivista, p.41). La linea culturale della rivista, d'altronde, rispecchia il profilo del suo direttore: Giancarlo De Carlo già negli anni '60 era noto in Italia e all'estero per i suoi lavori innovativi e per la posizione critica ma costruttiva assunta nei confronti del Movimento moderno.
La veste internazionale di Spazio e Società ha assunto anche una decisa impronta terzomondista della quale sono testimonianza i dossier e articoli sulla città indiana, cinese, islamica e orientale: "Ci siamo occupati il più possibile del Terzo Mondo … Perché noi riteniamo che nel Terzo Mondo i problemi dell'architettura si vedano molto più chiari di quanto non si vedano nel primo e nel secondo Mondo. Nel Terzo Mondo tutto è portato al limite" (ibidem, p.43). Un altro connotato di Spazio e Società in sintonia con Planum che, nonostante o forse per la sua scelta di porre al centro l'Europa, spinge continuamente lo sguardo oltre, ai paesi prossimi e a quelli più lontani.
Giuliana Baracco, che ha sempre tenuto le fila del lavoro di redazione della rivista, dopo aver definito quella di Spazio e Società "sicuramente una bella storia", osserva acutamente che "Oggi una rivista dovrebbe essere una cosa molto agile … Io la cambierei in una raccolta di sensazioni. E' un mondo talmente in movimento il nostro, ormai, che non si può che offrire osservazioni, spunti. Non più di flash. Non è possibile dare risposte, giudizi, emanare editti. E paradossalmente questo avviene in un mondo in cui è impossibile sottrarsi a un poderoso flusso di informazioni … Ed è per questo che … [la rivista] oggi non potrebbe che essere molto diversa " (GB, Una sezione trasversale sulla rivista, p.13).
Planum inserisce Spazio e Società in un diverso nuovo circuito, quello fluido e cangiante di internet, dove è portato alle estreme conseguenze il fenomeno sottolineato da Giuliana Baracco e distintivo della nostra contemporaneità, quel rincorrersi e intersecarsi di informazioni che ricorda le onde del mare e che fa apparire l'attività del pubblicista simile a quella del surfista. Internet, tuttavia, ha anche un altro volto, forse meno appariscente, ma per le nostre discipline altrettanto se non più importante: la costruzione di immense banche dati, interrogabili insieme, consente di custodire e rimettere continuamente in circolazione la memoria, di stabilire relazioni di senso inedite e impensate, di dare uno spessore all'informazione che corre cercandone le radici più lontane e più sottili. Questa è la ragione per la quale Planum persegue con tenacia una politica di acquisizione degli archivi, archivi di riviste da accostare ad archivi di piani, progetti, politiche e realizzazioni. Un altro modo per uscire dalle insidie di quel "pettegolezzo" che De Carlo ha voluto evitare con la sua rivista e col suo lavoro.