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Gli archivi di "Spazio e Società"
di Francesco Samassa
Abstract
Nell'ambito di un'operazione più generale di riordino degli
archivi di Giancarlo De Carlo, che saranno custoditi dall'Archivio
Progetti dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia,
è stato di recente portato a termine un primo riordino dei
materiali relativi all'attività redazionale della rivista
"Spazio e Società", diretta da Giancarlo De Carlo
con il sostegno fondamentale di Giuliana Bracco (caporedattrice
fin dall'inizio). La corrispondenza, in particolare, costituisce
un patrimonio documentale utile a illuminare il progetto culturale
che ha sostenuto GDC nel portare avanti la rivista.
Anzitutto è facile osservare come l'ambito culturale in cui
si muovono i contatti della rivista è prati-camente lo stesso
in cui Giancarlo De Carlo porta avanti le sue attività di
architetto e di professore all'università: molte delle intraprendenti
vicende che hanno segnato la vita avventurosa della rivista possono
essere fatte risalire a queste. L'elenco degli interlocutori della
corrispondenza rende evidente che la rivista non ha mai inseguito
il grande nome della cultura architettonica, la vedette dello star
system degli architetti-artisti; non ha mai fatto finta di darsi
come palcoscenico di un dibattito a tutto campo per essere, piuttosto,
una voce ben precisa dentro il dibattito più complessivo
dell'editoria architettonica. Così la redazione si è
sempre mossa cercando di raccogliere energie attorno ad un unico
progetto culturale la cui definizione coincide largamente con la
ricerca architettonica di Giancarlo De Carlo, animata dalla riflessione
attorno ad alcune questioni cruciali: la dimensione partecipativa
dell'architettura e la natura processuale del progetto, la lettura
del contesto del progetto e la definizione della sua declinazione
tentativa. In questa prospettiva, il complesso degli interlocutori
della rivista, coordinato dalla redazione, è più che
altro un potente sensore dei terminali, diffusi capillarmente in
tutto il mondo, in grado di portare alla rivista materiali utili
per discuterne le possibili articolazioni e implicazioni di un discorso
che è già delineato nei suoi connotati di fondo.
Un esame della documentazione dell'archivio porta alla luce altri
elementi della rivista che si possono ricondurre ad un costante
sforzo di allargare gli orizzonti. Emblematica è la grande
attenzione per le realtà del cosiddetto Terzo Mondo, che
ha la sua ragione d'essere nell'inseguimento tenace di quel rapporto
organico tra spazio e società che sembra essere andato perso
nei paesi occidentali. A questo allargamento del panorama geografico
indagato corrisponde un altrettanto ampio allargamento del pubblico
cui la rivista si rivolge: fin dall'inizio "Spazio e Società"
non cerca di essere rivista 'per architetti', ma piuttosto per la
società nel suo complesso.
Naturalmente scelte di questo tipo pongono la rivista programmaticamente
fuori dal mercato editoriale dell'architettura e, per questo, "Spazio
e Società" deve dibattersi continuamente in una ristrettezza
di risorse economiche che ne condiziona fortemente anche la confezione
editoriale, a partire, per esempio, dal rigoroso bianco/nero della
stampa. Anche perché un altro dei punti fermi del progetto
della rivista, che custodisce a spese di notevoli sacrifici la propria
libertà e indipendenza intellettuale, è il rifiuto
di drenare un sostegno economico 'sostanziale' attraverso la pubblicità:
De Carlo, in una lettera a Gabriele Mazzotta, si limiterà
a dire che "il sostentamento della rivista [
] può
essere aiutato da un po' di pubblicità decente", tenendo
presente che essendo una rivista di Architettura e Urbanistica "ha
anche intrinseche esigenze formali [
]. Perciò deve
essere elegante, rigorosa, precisa, esteticamente ineccepibile,
anche se senza sprechi".
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