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Trilogia, X Trienniale di Milano 1954
Cronache dell'Urbanistica italiana
La città degli uomini
Una lezione d'urbanistica
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Cronache dell'Urbanistica italiana
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Regia di Nicolò Ferrari
Sceneggiatura di Carlo Doglio e Nicolò Ferrari
Fotografia di Vittorio Del Monte
   
Video (Abstract).
 
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La città degli uomini
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Regia di Michele Gandin
Sceneggiatura di Giancarlo De Carlo, Michele Gandin, Elio Vittorini
Fotografia di Mario Damicelli
 
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Una lezione d'urbanistica
Regia di Gerardo Guerrieri
Sceneggiatura di Giancarlo De Carlo, Gerardo Guerrieri, Jaques Lecoq, Maria Luisa Pedroni
Fotografia di Mario Damicelli
 
Video (Abstract)
 
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Soggetti di Giancarlo De Carlo, Carlo Doglio, Michele Gandin, Maria Luisa Pedroni, Ludovico Quaroni, Elio Vittorini
Musiche di Guido Nascimbene
Pellicola 35 mm, b/n con commento sonoro, durata 30'
Produzione La Meridiana Film
Milano 1954
Archivi: La Triennale, Milano
 
 
 
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Progetto urbanistico e partecipazione
di Leonardo Ciacci

"Questa è la Mostra dell'urbanistica. Non vi porteremo davanti a plastici, disegni, grafici, materiale tecnico perché sappiamo che non avreste voglia di guardarli. …Vorremmo persuadervi che […] avete diritto di portare il contributo della vostra opinione e della vostra azione. Siete voi i protagonisti di tutti i fatti che l'Urbanistica investe con la sua azione"(1) . Questo è quanto pensano e filmano nei tre documentari appositamente preparati per l'occasione, i tre curatori della Mostra di Urbanistica allestita per la decima Triennale di Milano del 1954, Giancarlo De Carlo (1919), Carlo Doglio (1914-1995) e Ludovico Quaroni (1911-1987). "L'esposizione riesce a irritare tutti…", questo sarà il commento di Zevi che senza mediazioni li definirà "l'anarchico che straccia i piani".
In realtà l'approccio è disciplinarmente chiaro e rimanda alla lezione di Geddes, non così nota allora, ma già arrivata in Italia attraverso gli scritti di Mumford (2): "Avete mai pensato che siamo noi, giorno per giorno e tutti insieme, che diamo forma a questo spazio?"(3) . L'intento dei tre film e dell'intero allestimento della mostra, è contenuto nella frase finale di uno dei tre cortometraggi, che richiamando quei principi, recita: "Va nella tua città, uomo, e collabora con chi vuol renderla più umana, più simile a te".(4)
Per la realizzazione dei tre film i curatori si rivolgeranno a tre registi di documentari, Gerardo Guerrieri, Michele Gandin e Nicolò Ferrari. Del resto, De Carlo prevedeva che i loro film sarebbero arrivati alle sale cinematografiche e a questo riservava parte delle aspettative di sensibilizzazione del pubblico ai temi dell'urbanistica.
Una lezione d'urbanistica apre la scena con una esplicita parodia demolitrice dell'idea stessa di "existenzminimum" e di arredamento standardizzato della casa. Il set riproduce i pochi metri quadrati di un alloggio abitato da "un uomo comune oppresso dai piani dell'archietto-urbanista" (5) , incapace di districarsi tra finestre che non si aprono, se prima non si è sollevato il tavolino, e altre che, lasciate distrattamente aperte, lasciano che l'acqua della doccia finisca sugli abiti poggiati sopra il letto.
La polemica con La giornata nella casa popolare, il film realizzato da Piero Bottoni nel 1933, dopo la Tiennale di quello stesso anno, è esplicita. L'"uomo della città" non è più solo il destinatario finale del progetto razionalista di architettura per la città ed è chiamato a collaborare, insieme a quei tecnici che dell'urbanistica possiedono gli strumenti, ma che non si riconoscono più nel "partito dell'urbanistica moderna". Lo si vedrà del resto dalle reazioni alle provocazioni lanciate dagli schermi della X Triennale. Anche se De Carlo lamenta che "…i Grandi Sacerdoti ineffabili hanno respinto la provocazione con sdegno e non hanno risposto…" alle sollecitazioni dei loro film (6) , le risposte in realtà ci sono state e piuttosto risentite, come indubbiamente è quella di Luigi Piccinato, che defisce l'esposizione " …una mostra sbagliata e senza speranze. Anzi controproducente e negativa…" (7) .
I tre film, in definitiva, sono messi in sequenza come i tre capitoli di un unico libro di teoria dell'urbanistica. Una lezione d'urbanistica, dopo la scena iniziale, mostra tre architetti in una stanza al cui centro è collocata, sul pavimento, la pianta di una città, quasi fosse il paziente malato cui i tre tecnici applicheranno le loro ricette: le belle architetture dell'"architetto A"; le innovazioni alla circolazione dell'"architetto B, tecnico di grande esperienza"; le tipizzazioni statistiche del "professor C", che "per amore del suo piano, può farsi tiranno dell'uomo". Infine, la rassicurazione: "Va nella tua città, uomo, e collabora con chi vuol renderla più simile a te".
Una analoga nota positiva sul destino della città compare anche a metà di La città degli uomini, quando dopo una lettura dei principali problemi che affliggono la grande città, il ritmo delle immagini cambia repentinamente, si fa animato e festoso e rivela i lati positivi della vita nelle città. "La città è alloggio cattivo, lavoro senza gioia, mortificazione, miseria, affanno. Ma è anche speranza, apertura, spinta alla comunicazione e alla libertà. Nella città si sviluppa tutto il bene del mondo, la scienza, la tecnica, la produzione, l'arte".
Cronache dell'urbanistica italiana è decisamente il più complesso dei tre film, quello per il quale la sceneggiatura appare più elaborata. I testi, anche se tradizionalmente intesi per essere didascalici e uniti in un rapporto di stretta funzionalità con le immagini, esprimono rigorosamente il programma urbanistico che intendono perseguire e comunicare.
Le immagini iniziali sono quelle delle baracche dell'estrema periferia di Roma. Vi si possono vedere alloggi di fortuna costruiti sotto il livello del collettore della fognatura, di cui le donne si prendono cura come fossero le strade di un paesaggio surreale. Secondo il commento, sono questi gli aspetti drammatici "dei mali italiani", rivelati della guerra. Gli antichi "Sassi" di Matera, e il quartiere La Martella, sono tuttavia l'autentico soggetto del film (8) . Del nuovo quartiere UNRA Casas progettato da Quaroni e costruito nel 1951, si mostrano le caratteristiche tipologiche, le soluzioni rivolte alla conservazione degli aspetti più importanti della cultura abitativa dei "Sassi", ma soprattutto si mostrano gli aspetti concettuali, altre che compositivi, che fanno di quel progetto un esempio significativamente diverso dalle altre soluzioni allora adottate. "Per la prima volta alcuni Enti si [sono posti] il problema della casa popolare nei giusti termini umani e sociali, rivolgendosi alle forze tecniche più qualificate dell'architettura moderna. …E' necessario [è la conclusione] che tutti abbiano maggiore coscienza dei loro problemi. La gente, col peso della sua partecipazione, ha la possibilità di fare che la ricostruzione diventi veramente pianificazione urbanistica. Strumento di tutti e non arma di pochi" (9) .
Come si vede, il disegno cui danno vita i tre documentari, ha una sua forte coerenza interna, capace di collegare i temi più astratti degli orientamenti disciplinari, con quelli più concreti delle soluzioni progettuali adottate per temi specifici e circoscritti. A tenere insieme il quadro, tuttavia, è ancora la "partecipazione" collettiva, riconosciuta come condizione stessa del fare urbanistica.

(1)Cfr. La Mostra dell'Urbanistica alla Decima Triennale, in "Casabella" n. 203, 1954, pp. 18-31.
(2) Cfr. De Carlo, Doglio, Mariani, Samonà, Le radici malate dell'urbanistica italiana, cit., p. 62.
(3) Dalle didascalie dell'esposizione.
(4) Da, Una lezione d'urbanistica.
(5) Cfr. B. Zevi L'anarchico che straccia i piani, in "l'Espresso", 5 ottobre 1954.
(6) Cfr. G. De Carlo, Intenzioni e risultati della mostra di urbanistica, in "Casabella", n. 203, 1954, p. 24.
(7) Cfr. Opinioni sulla mostra dell'urbanistica, in "Casabella", n. 203, 1954, p. 27.
(8) Cfr. Quaroni, La città fisica, Laterza, Bari 1981, p. 59.
(9)
E' il commento finale del film.