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La produzione accademica sulla storia dell'urbanistica moderna
è sempre più cospicua e si estende costantemente a nuovi campi e
problemi. Allo stesso tempo la scelta degli esempi e delle personalità
oggetto di studio sembra sempre più restringersi.
A fronte di differenze spesso radicali nelle prospettive teoriche
e metodologiche, sembra che solo un più ristretto numero di soggetti
di ricerca sia stato fissato, colla rimozione di altri. Come si
può essere consolidati e silenziosamente accettato un canone, fissato
in epoche precedenti e per altri scopi, che ammette solo un dibattito
sull'interpretazione degli esempi ?
Il primo problema non è allora quello di proporre un canone alternativo,
ma di comprendere le ragioni che stanno alla base del consenso su
questa selezione, e, ancor più sull'esclusione di altri esempi e
personaggi.
Questa colonna suggerisce che alcune scelte furono casuali, dovute
inizialmente ad una mancanza di documentazione mai più recuperata.
Capire queste lacune sembra particolarmente utile nel caso di alcuni
dei più importanti teorici tra i padri dell'urbanistica, come Camillo
Sitte, Patrick Geddes, Walter Gropius, Ernst May, Unwin e Parker
e persino Le Corbusier. I loro scritti sono ben noti e ampiamente
commentati. Non così la loro produzione professionale, che potrebbe
e dovrebbe contribuire ad un'interpretazione "autentica" di alcune
delle loro ipotesi più controverse, ma che è stata talvolta ignorata
come potenziale fonte di informazione.
Certo, il rilievo di alcune idee è dovuto più alla percezione della
loro importanza da parte dei seguaci che alle intenzioni degli autori,
ed è vero altresì che talvolta la qualità degli scritti è superiore
a quella dei progetti. In altri casi, tuttavia, la nostra ignoranza
di esempi importanti sembra dovuta soprattutto alla specializzazione
crescente degli studiosi, fermatasi ad analizzare teorie o progetti,
ma raramente capaci di collegare le due capacità. Inoltre problemi
di diritti d'autore, di accessibilità dei materiali, di costi, etc.,
possono spiegare alcuni "buchi". In ogni caso sembra ora venuto
il momento di studiare l'attività professionale di alcuni dei più
celebrati urbanisti moderni, pubblicando materiali poco noti, così
da poterli usare per una migliore comprensione degli scritti teorici.
Questo approccio sembra ad esempio molto fruttuoso nel caso dell'opera
di Camillo Sitte, facilmente accessibile negli archivi. Essa dimostra
che, quando confrontato con problemi concreti, egli adottava schemi
flessibili ed innovativi, spesso divergenti dai suoi famosi modelli
pubblicati e dalla pratica consolidata dei suoi seguaci accademici.
I suoi progetti ad Olmütz, Marienberg e sul mare del Nord ne sono
esempi rivelatori.
Anche gli scritti di Patrick Geddes sono considerati fra i più fondativi
ed influenti nella storia dell'urbanistica moderna. Ma, mentre alcune
delle sue opere in Scozia ed India sono state ben documentate, i
suoi piani in Israele, e specialmente per Tel Aviv, sono quasi ignorati,
pur mostrando un uso fresco ed innovativo degli schemi delle città
giardino in nuovi contesti.
Anche nel caso di Gropius, i suoi quartieri residenziali sono ben
noti, ma non la sua attività in Hagen, dove alcuni disegni manifestano
un'attenzione al sito, alle viste ed al paesaggio contrastanti coll'immagine
prevalente dei suoi lavori più tardi. I piani e progetti di Ernst
May in Germania sembrano ben documentati, ma non così la sua attività
successiva in Russia ed in Africa. Lo stesso si può dire di importanti
progetti di Siedlungen di membri del Werkbund in epoca nazista,
ignorati in seguito per ragioni politiche. Anche l'ultimo piano
di Le Corbusier per Algeri del 1941, così come altri progetti di
minor rilievo, non sono stati pubblicati, pur rivelando interessanti
evoluzioni sia tecniche che politiche (il piano è stato controfirmato
ed approvato da Vichy). Anche i materiali sulla prima e l'ultima
fase di pianificazione di Chandigarh sono reperibili, ma poco noti
agli pubblici operatori. La letteratura su Parker ed Unwin a Letchworth
e Hampstead è esaustiva, ma i piani del loro studio per molte città-giardini
realizzate a Sao Paolo del Brasile sono quasi ignoti.
Il rilievo delle figure di Fischer, Stübben e Baumeister tra i fondatori
dell'urbanistica come disciplina scientifica è ben noto, ma non
così sono i concreti progetti su cui si basano i loro scritti teorici.
Anche negli Stati Uniti sembrano essersi create condizioni simili:
uno studio dei rapporti tra scritti ed opere sul campo di Hagemann,
Mumford e Stein sembra portare a risultati interessanti. Il lavoro
è in corso: siamo sicuri che altri importanti esempi appariranno
sui numeri futuri di Planum.
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