I piani dei maestri dagli archivi
Marco Venturi

 

La produzione accademica sulla storia dell'urbanistica moderna è sempre più cospicua e si estende costantemente a nuovi campi e problemi. Allo stesso tempo la scelta degli esempi e delle personalità oggetto di studio sembra sempre più restringersi.
A fronte di differenze spesso radicali nelle prospettive teoriche e metodologiche, sembra che solo un più ristretto numero di soggetti di ricerca sia stato fissato, colla rimozione di altri. Come si può essere consolidati e silenziosamente accettato un canone, fissato in epoche precedenti e per altri scopi, che ammette solo un dibattito sull'interpretazione degli esempi ?
Il primo problema non è allora quello di proporre un canone alternativo, ma di comprendere le ragioni che stanno alla base del consenso su questa selezione, e, ancor più sull'esclusione di altri esempi e personaggi.
Questa colonna suggerisce che alcune scelte furono casuali, dovute inizialmente ad una mancanza di documentazione mai più recuperata. Capire queste lacune sembra particolarmente utile nel caso di alcuni dei più importanti teorici tra i padri dell'urbanistica, come Camillo Sitte, Patrick Geddes, Walter Gropius, Ernst May, Unwin e Parker e persino Le Corbusier. I loro scritti sono ben noti e ampiamente commentati. Non così la loro produzione professionale, che potrebbe e dovrebbe contribuire ad un'interpretazione "autentica" di alcune delle loro ipotesi più controverse, ma che è stata talvolta ignorata come potenziale fonte di informazione.
Certo, il rilievo di alcune idee è dovuto più alla percezione della loro importanza da parte dei seguaci che alle intenzioni degli autori, ed è vero altresì che talvolta la qualità degli scritti è superiore a quella dei progetti. In altri casi, tuttavia, la nostra ignoranza di esempi importanti sembra dovuta soprattutto alla specializzazione crescente degli studiosi, fermatasi ad analizzare teorie o progetti, ma raramente capaci di collegare le due capacità. Inoltre problemi di diritti d'autore, di accessibilità dei materiali, di costi, etc., possono spiegare alcuni "buchi". In ogni caso sembra ora venuto il momento di studiare l'attività professionale di alcuni dei più celebrati urbanisti moderni, pubblicando materiali poco noti, così da poterli usare per una migliore comprensione degli scritti teorici.
Questo approccio sembra ad esempio molto fruttuoso nel caso dell'opera di Camillo Sitte, facilmente accessibile negli archivi. Essa dimostra che, quando confrontato con problemi concreti, egli adottava schemi flessibili ed innovativi, spesso divergenti dai suoi famosi modelli pubblicati e dalla pratica consolidata dei suoi seguaci accademici. I suoi progetti ad Olmütz, Marienberg e sul mare del Nord ne sono esempi rivelatori.
Anche gli scritti di Patrick Geddes sono considerati fra i più fondativi ed influenti nella storia dell'urbanistica moderna. Ma, mentre alcune delle sue opere in Scozia ed India sono state ben documentate, i suoi piani in Israele, e specialmente per Tel Aviv, sono quasi ignorati, pur mostrando un uso fresco ed innovativo degli schemi delle città giardino in nuovi contesti.
Anche nel caso di Gropius, i suoi quartieri residenziali sono ben noti, ma non la sua attività in Hagen, dove alcuni disegni manifestano un'attenzione al sito, alle viste ed al paesaggio contrastanti coll'immagine prevalente dei suoi lavori più tardi. I piani e progetti di Ernst May in Germania sembrano ben documentati, ma non così la sua attività successiva in Russia ed in Africa. Lo stesso si può dire di importanti progetti di Siedlungen di membri del Werkbund in epoca nazista, ignorati in seguito per ragioni politiche. Anche l'ultimo piano di Le Corbusier per Algeri del 1941, così come altri progetti di minor rilievo, non sono stati pubblicati, pur rivelando interessanti evoluzioni sia tecniche che politiche (il piano è stato controfirmato ed approvato da Vichy). Anche i materiali sulla prima e l'ultima fase di pianificazione di Chandigarh sono reperibili, ma poco noti agli pubblici operatori. La letteratura su Parker ed Unwin a Letchworth e Hampstead è esaustiva, ma i piani del loro studio per molte città-giardini realizzate a Sao Paolo del Brasile sono quasi ignoti.
Il rilievo delle figure di Fischer, Stübben e Baumeister tra i fondatori dell'urbanistica come disciplina scientifica è ben noto, ma non così sono i concreti progetti su cui si basano i loro scritti teorici.
Anche negli Stati Uniti sembrano essersi create condizioni simili: uno studio dei rapporti tra scritti ed opere sul campo di Hagemann, Mumford e Stein sembra portare a risultati interessanti. Il lavoro è in corso: siamo sicuri che altri importanti esempi appariranno sui numeri futuri di Planum.